27 febbraio 2007

Perchè San Remo è San Remo

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Stasera inizia l’evento che tutti gli anni aspetto trepidante: Sanremo
Fin da piccola adoravo questo periodo a cavallo tra Febbraio e Marzo. Prima c’era il Carnevale, funestato però, fino ai miei 10 anni, da una fastidiosissima otite catarrale, che mi costringeva a maschere incappucciate, imparruccate o imberrettate ma deliziato dall’abbuffata di cresciole, chiacchere, castagnole e castagnole ripiene.
E poi arrivava Sanremo, con Pippo Baudo, il mio preferito. 
Io sprofondavo sul divano con TV Sorrisi e Canzoni, che puntualmente pubblicava i testi delle canzoni, e che aveva la copertina con tutti i big rinchiusi in uno studio dove facevano una specie di foto di gruppo e tante fotine segnaletiche. Mi son sempre domandata che cacchio combinasse la Bertè tutti gli anni, che non si presentava alla foto di gruppo e, per questo, dovevano farle un fotomontaggio, appiccicando il suo faccione che sbucava tra un Al Bano e una Romina.
Io seguivo la kermesse con religioso silenzio e tutta la famiglia intorno che si lamentava di questa mia mania. Con il Tv Sorrisi e Canzoni alla mano, che pubblicava le pagelle da riempire, davo il punteggio per la canzone, per l’interpretazione, per l’intappo e per il testo. Idem per Pippone e le sue vallette, la bionda e la mora. Votavo la mia triade preferita e giocavo anche al Totip, per votare il mio beniamino. Spedivo anche il cupòn di Tv Sorrisi, sperando di vedermelo in prima fila il Fetsival al Teatro Ariston invece che alla tivvù. 
Mio padre mi registrava le cassette attraverso la diretta in radio e io le propinavo alla famiglia in macchina la Domenica quando andavamo da mia nonna. A volte mi trascinavo dietro il Tv Sorrisi, ormai consunto, per cantare a squarciagola le mie canzoni preferite. E i miei, probabilmente, hanno seriamente pensato, qualche volta, di buttarmi giù dalla macchina in corsa.
Ah, bei tempi!
Sapevo tutto di San Remo, chi aveva vinto, chi aveva scritto i testi, chi si voleva buttare giù dal loggione. I big e i gggggiovani. Quante volte Toto Cotugno, che era il cantante preferito di mia sorella insieme a Little Tony, era arrivato secondo.
Tutto.
Sarei potuta andare ad un telequiz a rispondere alle domande per le edizioni dal 1980 al 1999. E perchè non fino al 2000 e oltre?
Nel 2000 ero esiliata a Edinburgh e la tecnologia non mi permetteva ancora di rinchiudermi in un qualsivoglia compiuterlab a spararmi qualche diretta, qualche striming, qualche podcast.
Fu un dolore vero. Sentivo al telefono mia madre entusiasta. Era l’anno dei Subsonica, degli Avion Travel, dalla Carmen Consoli, di Max Gazzè e chi più ne ha, più ne metta.
Non mi ripresi mai dallo scioc.
E fu così che mi dimenticai tutto, i cavalli da trotto vinti da Toto Cutugno, Pippo Pagano che si voleva buttare giù e che si fa salvare da Pippone, i protosproloqui di Beppe Grillo e la fatwa rivolta al Trio Marchesini-Solenghi-Lopez.
La conoscenza dell’inglese si portò via San Remo come uno tsunami, insieme al greco classico, il francese moderno e dove sono finite le mie Barbie.
Ora ho un approccio più sereno al Festival, che rimane comunque il mio sogno da bambina. Volevo fare la presentatrice da piccola, emulando Loretta Goggi, poi avrei voluto fare la cantante ma chi mi conosce sa che neanche la mano santa di Padre Pio sulle mie corse vocali avrebbe permesso ciò, nonostante Jovanotti venda dei gran dischi. Poi mi sognavo giornalista al Dopofestival e alla Domenica a Domenica In, seduta tra Fabrizio Zampa e Mario Luzzatto Fegiz.
E invece sono qui a tamburellare tasti ad un piccì, non sono nè cantante nè giornalista nè presentatrice nè bionda nè mora.
Non sono neanche la moglie di Pippo Baudo.
Sono invece qui ad inventarmi stanchezze e mali di pancia per potermi godere lo spettacolo sanremese senza gli sfracellamenti di coglioni dei miei amici che non mi accettano per quello che sono.
Una vita d’inferno, la mia, durante il Festival di San Remo.

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27 febbraio 2007

Bella Jen!

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A me la Jennifer mi sta simpatica. Innanzitutto mi sembra una normale e quando si mise con quel bellimbusto di Bred, per poi sposarlo, avevo avuto un moto di gioia. Il trionfo delle donne normali, mi ero detta, sbagliando perchè il bonazzo ha poi smollato la Jennifer per accoppiarsi con quella strafiga ma squilibrata dell’ Angelina (che detto così pare che Bred Pitt si sia messo con la moglie di Pacciani, che in realtà era l’Angiolina).
Ed ecco la povera Jennifer compianta terra marique, come dicevamo spettegolando con Tacco da 12.
Poi la fanciulla mi si è rimboccata le maniche e mi si è messa con quel gran bello, bello in modo assurdo di Vince Vaughn, di gran lunga più sexy, a mio avvviso, di quel salamone di Bred.
E prendi e lascia, e tira e molla, la Jennifer, pare cornificata un’altra volta, si è lasciata con il bell’energumeno.
Poverina, ancora così, che sventurata, compatita ancora. Ma la Jennifer, fresca di incazzatura perchè le hanno pubblicato una foto a pocce nude su un sito americano, ha fatto forse la scelta a mio avviso migliore.
Si è messa con il cameramen che lavora al suo ultimo film.
Bella Jen! Tu realizzi il sogno di tutte noi, o alcune, tipo me e Gua Linn Cobaci, di accrocchiarsi con un cameramen!
Ma quanto è sexy quella camera appoggiata sulle spalle per forza larghe, perchè sennò dove la metti la telecamera su delle spallucce a gruccia? E non ce n’è uno brutto di cameramen, come è possibile? Belli, riccioluti, sorridenti con l’occhione dentro l’obiettivo, un sogno…
Che invidia, accidenti. Beata te, Jennifer.

25 febbraio 2007

Il silenzio è d’oro

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L’altro giorno, la discussione sul post del Quanto? si è spostata sui complimenti maldestri che i giovani uomini talvolta fanno alle giovani donne. Sono emerse alcune nefandezze che farebbero rabbrividire anche Jack Lo Squartatore.
L’ottima Gua Linn Cobaci ne ha stilato un campionario, attingendo, come sempre, da esempi di vita vissuta.
Tutte noi abbiamo ricevuto complimenti di merda. Prima di copiaincollare il contributo di Gua Linn, volevo sottoporre la Vostra attenzione su quelli fattimi nel lontano 1996 da un giovane di cui sono stata molto innamorata, da cui non mi sono mai più ripresa: "Da dietro sei anche figa", "Hai una bella attaccatura di capelli", "Tutto sommato hai delle belle mani".
Eccovi il contributo di Gua Linn Cobaci.

Amici, fratelli, fidanzati, vicini di casa, colleghi, amanti sono veramente pochi quelli che sono riusciti con un gesto a farmi sentire davvero una femmina avvenente.
Non parliamo poi di quando hanno cercato, guidati dai migliori propositi e dal loro slancio di bambini, di farmi un complimento…tragedia!
ll più delle volte infatti capita che, con l’ingenuità e la spontaneità che li contraddistingue, una volta presa un pò di confidenza con il tuo essere femmina, si imbarchino in queste fallimentari imprese. Il loro cervello vorrebbe farti un complimento, o comunque esprimere un concetto che non risulti troppo nocivo alla femmina in questione, ma l’attimo che il pensiero impiega per arrivare alla bocca, non si sa cosa succeda, e il tutto viene deformato dando vita alle osserazioni più assurde che a noi femmine generalmente costano mesi e mesi di corsi di autostima, palestra + piscina, dieta e forum di discussione con amiche vicine e lontane.
Io nel mio piccolo le ho suddivise come segue in base alla mia esperienza personale:
ESTREMITA’
"Amore, i tuoi piedi non sono esattamente quel che si dice un capolavoro di anatomia!"
"Hai le mani di bambina!"
CAPELLI
Tu: "Amore mi sono tagliata i capelli!"
Lui: "Quanto?"
Tu:" Corti corti!"
Lui: "Noooooooo, adesso vengo subito lì per vedere come stai!"
Nota per i maschi che leggono: non é venuto guidato dallo stesso entusiasmo che mi aveva portato a cambiare pettinatura, ma bensì per accertarsi che non fossi un mostro. Successivamente ha aggiunto: " Alla fine non stai male…che strano tutte le mie fidanzate avevano i capelli lunghi".
Suggerimento per i maschi che leggono: la risposta giusta era: "Tanto con il tuo dolce visino staresti bene anche con una merda in testa!
BIANCHERIA
"Belle queste mutande. Mi dici dove le hai comprate che quasi quasi ne prendo un paio pure per la mia fidanzata?"
ADULTERIO
Generalmente questa situazione si verifica quando il maschio confuso crede che tu sia lì con lui, non in veste di amante, ma piuttosto come assistente sociale/psicoterapeuta. Ti guarda e ti dice: "Se la mia compagna non fosse una stronza io farei con lei altri 4 figli, vuoi altro vino?
CIBO
"La mia ex non mangiava granché!"
"Tu si che a tavola dai soddisfazione!"
"Ma non eri a dieta?". E tu gli rispondi "E da quando la dott.ssa Tirone si é impossessata di te?"
ANATOMIA
"Sei la prima ragazza cicciotta con cui esco!"
"Nuda fai tutto un altro effetto!"
"Nuda non sei così tremenda come dici". Poi afferra uno dei tuoi cuscinetti e dichiara "Non hai nemmeno tanta cellulite!"
"Quando ti ho visto la prima volta ho pensato fossi un cesso, poi ti ho fatto quella foto e ho capito che potevi essere interessante!"
"Te sei strana non si capisce se sei magra o grassa!"
"Tu non sei bella, sei un tipo!"
La sera in cui ti senti una figa pazzesca :"Dovresti valorizzarti di più, se solo ci credessi un pò…"
I MALATI DEL VIDEO
Tu "Amore come mai io non compaio nemmeno una volta nel video che hai girato l’altra sera?"
Lui "Non ti trovavo fra la folla!"
Tu "Come mai fra la folla hai beccato proprio quelle più fighe dedite alla lotta nel fango?"
Lui "Amore ma non hai visto quanto cellulite che hanno, tu invece…"
CARATTERE  
"Quando parlo con te mi sembra di parlare con un mio amico!"
"Non ho mai conosciuto nessuna femmina con il tuo senso dello humour: preferisci stare in attacco o in difesa?"
"Alla fine sei simpatica…"
"I miei amici ti trovano spassosa!"
CUCINA
"Lascia stare, faccio io!"
FINE DI UN RAPPORTO
"Tutto sommato con te sto bene!"
Giudicate un pò voi!

25 febbraio 2007

Si vota!

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Siccome qui se non son matti non ce li vogliamo, sono venuta a sapere che un’assidua lettrice, La Presidentessa sta partecipando ad un contest molto particolare. Sul blog piedoergosum.splinder.com si vota il piede più bello di internet e la nostra è in gara con questo lavoro dal titolo Good Bye Lenin.
Io la voto. Votatela anche voi, anche perchè la vernice rossa è molto glemur questa stagione.

22 febbraio 2007

Non vediamo l’ora

250px-Sex_and_the_CityLe ragazze stanno tornando …

20 febbraio 2007

Dimmi quanto, quanto, quanto?

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Uomini e donne. Rapporti difficoltosi. Difficoltà di comunicazione. Ma ci si cerca lo stesso, è una necessità. Ognuno è perso dentro se stesso e declinare il duale di un rapporto di coppia (anche se temporaneo) diventa un’impresa. In realtà, molto spesso, si vivono due realtà parallele.
Le cose vere, quelle intime, non si dicono e l’insicurezza si prende tutto lo spazio lasciato libero come una metastasi. Questo accade soprattutto per la donna che si concede sempre con il cervello acceso.
Ed eccola la donna bombardare il malcapitato di turno con frasette pronunciate con voce melliflua, accompagnate da ciucciamenti di lobi, del tipo “Ma quanto ti piaccio? Ma quanto mi vuoi? Ma quanto mi desideri? Ma quanto ti piacciono le mie tette? Quanto?”.
E lui, il poveretto, pur di portare a casa il risultato, inebetito dalle vocine e annichilito dalla fotta, è costretto a rispondere tanto ad altrettanto quanto.
Perché noi donne lo facciamo? Ma soprattutto perché voi uomini non gratificate di più le vostre fanciulle, fossanche per un rapporto occasionale? Perché invece di ravanare a caso e grugnire, non pronunciate qualche salvifico complimento, che potrebbe risparmiarvi quella lamentosa cantilena del quanto?

15 febbraio 2007

Il succedaneo del membro

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Una delle cose che adoro di più sono le mie scarpe. Ciò non mi rende particolarmente originale rispetto alle altre donne della Terra perché pare che siamo un po’ tutte vittime di una specie di “Sindrome di Imelda Marcos”. Con i nostri gioiellini ai piedi trotterelliamo per le città del mondo, soddisfatte se le altre donne buttano un occhio invidioso su ciò che ricopre le nostre estremità.
L’altro giorno ho acquistato l’ennesimo paio di scarpe della stagione. Ho provato un sotterraneo senso di colpa allo strisciare del bancomat e l’impulso di tenere segreto l’acquisto.
Non è da me” mi dico “generalmente, quando compro un paio di scarpe, chiamo tutta la rubrica del cellulare”. La compulsività dell’acquisto, inoltre, mi ha insospettito ed ho pensato tra me e me “Mmmmm, qui c’è qualcosa che non va”.
Nel tentativo di psicanalizzarmi, ho avuto l’illuminazione, anche se credo che non ci fosse bisogno di Freud in persona per arrivarci.
Quel qualcosa aveva una vaga sembianza fallica. Un’assenza direi.
Pistolando su internet, ho scoperto che Freud, appunto, vedesse nel piede un simbolo fallico e nella scarpa la rappresentazione della vagina. Apperò… Ci sono arrivata finalmente, tardi, ma ci sono arrivata dopo aver comprato decine paia di scarpe solo per questa stagione Autunno – Inverno.
Ma perché farsene un problema? Le scarpe hanno solo dei lati positivi, non ti tradiscono, ti fanno sempre provare il piacere del primo giorno, ti stanno vicino nel momento del bisogno, soffri se si fa male e le assisti finchè la morte non ci separi da loro. Le scarpe procurano un piacere incondizionato, senza se e senza ma.
In effetti, la gioia che si prova di fronte ad un nuovo paio di scarpe è inenarrabile, come sublime è l’atto di indossarle. Nel rimirarle, a volte mi sono scoperta anche a fotografare i miei piedi coturnati.
Ah, ecco allora tutta quella manfrina su quella granculo di Cenerentola. Altro che fiaba per bambine romantiche, ci hanno raccontato una storia in cui la scarpa è una specie di cetriolo!
Se mai dovessi incontrare il mio Principe Azzurro, spero che si porti dietro una scatola con dentro delle belle Marc Jacobs.
Perché gli uomini vanno e vengono ma una bella scarpa è per sempre.