Chi vincerà?

29 febbraio 2008

sanremo2006_premioTra l’influenza e San Remo, ho fatto più fatica questa settimana che in qualsiasi altra. Francamente non ne posso più nè dell’influenza nè di San Remo, che è peggio di un lavoro. E poi, mi fa troppo incazzare che i miei occhi approfittano del primo intervallo pubblicitario del Dopofestival, che a detta anche dei conduttori è praticamente subito, per chiudersi, perdendo così le risse di cui tutti parlano poi il giorno dopo.
Mi sto sforzando per ipotizzare una triade vincitrice percò bisogna sempre scindere quello che piace a me (a noi) da quello che vincerà che quasi mai vanno a braccetto.
Stasera i tre buzzurri sbancano ma potrebbe vincere Giua, i due fratelli che schitarrano e quello in pubertà.
E domani? Io sono pronta a scommettere sul premio della critica a Tricarico. Sul podio vedo bene Lola Ponce e Gio di Tonno, purtroppo la Tatangelo e Mietta. Chissà, lo scopriremo solo vivendo. Intanto io i miei vincitori ce li ho già: Tricarico, appunto, e Max Gazzè.
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Caoscalmata

28 febbraio 2008

bertèE’ troppo ardito pensare che sia stato un complotto per farla fuori per sempre?

sanremo2008Qua l’influenza non mi passa. Se all’inizio poteva essere pure divertente guardare il Festival dal letto, adesso comincio un po’ a preoccuparmi per questo stato febbrile che non passa e non passa. Fosse solo la febbre! Mal di testa, mal di ossa, tosse e pure il sangue dal naso, flagello che mi ha colpito fin da bambina. Fortunatamente, appunto perchè sono abituata a vedere quantità mestruali di sangue dal naso, non mi sciocco se mi sveglio dal riposino pomeridiano con un getto improvviso dal naso. I pronti riflessi hanno evitato che sporcassi la camera tutta ma tanto ho le lenzuola rosse ma in bagno spero che non vadano mai i Ris con il Luminol. Alla fine, per tamponare il fastidioso flusso, mi viene un’ideona, mutuata da una puntata di Sex and the City: mi metto un OB nel naso e mi metto di nuovo al letto.
Messa in questo modo, vedevo incerta la mia visione di San Remo. La febbre era alta, l’OB nel naso, il sudore da Tachipirina e la testa che scoppiava. Poi il miracolo. Ridivento lucida al solo parappapparà sanremese. Prendo il pc sulle ginocchia e mi connetto a Twitter, certa di trovare gli amici con cui guardo il Festival: sanremoesanremo, stefanone, taxxo e sul tardi fedemello, con qualche apparizione di altri twitteranti.
In tutto questo, spero si comprenderà il calo di attenzione in questa seconda serata del Festival. Dell’inizio, appunto, ho pochi ricordi ma l’attenzione si risveglia con la comparsa del gran visir di tutti i froci.
Mario Venuti: porta la sua solita canzone che almeno ha il pregio di mettere allegria. Radiofonica, solare, sarà uno dei pochi a vendere.
Amedeo Minghi: vestito di pelle e con il pacco ben in evidenza, canta la sua solita canzoncina con le sue solite rime mentre esorta una tizia a camminare. Forse questa lei è una scout.
La scelta: si presenta il frontman con un bongo e il pensiero non puo’ che andare a Elio. Iniziano stamburellando che sembrano Rais, dicono di essere africani metropolitani, il pensiero va ancora a Elio, finchè appare una Madama Butterfly con il violino che chissà che cazzo c’entra.
Gio’ Di Tonno e Lola Ponce: odiando io visceralmente i musical, ignoravo fino a ieri chi fossero questi due. Lei è soprattutto una figa pazzesca, lui ha un che di BrokeBack. Dicono che il duetto sarà inserito nel musical che Gianna Nannini sta realizzando su Pia De’ Tolomei. I due cantano bene, ammiccano, incrociano i microfoni, non stonano, piacciono ai vecchi di sicuro e quindi hanno ottime speranze di piazzarsi bene anche se della canzone non si capisce una fava.
Sonhora: questi sono i veri Paola e Chiara dei giorni nostri. Soliti capelli incredibili, brufoli curati con un po’ di trattamenti, due chiatarrone più grandi di loro e lì a strimpellare. Canzone che si lascia dimenticare.
Gianluca Grignani: fa il suo ingresso vestito da scafista albanese, fa il simpatico con la simpatica Bianca Guaccero, vestita da Lemonissimo, e canta di un’altra che cammina nel sole e che si brucia le suole. Forse è il sequel della scout di Minghi.
Jacopo Troiani: formatosi sicuramente in Parrocchia, ha 17 anni ed ha bisogno d’affetto, secondo me perchè con quel taglio di capelli a scuola è vittima del bullismo. Non dico di fare il solito taglio da squilibrato degli altri ma lo zazzerone è inaccettabile! In generale, fa tenerezza. Bisognerebbe vedere su You Tube se c’è qualche filmato in cui lo sculacciano.
Mietta: vestita dai cinesi al mercato, assomiglia alla Longoria ma doppia, in lungo e in largo. La canzone è orecchiabile e parla di una DF che ha a che fare con la solita oca morta. Massima solidarietà a Mietta.
Rosario Morisco: uno che ha composto la canzone in Afganistan. Parla di povera gente, privata dei diritti più elementari, lui c’ha la chitarrina, dice Signor sì, e canta ‘sta lagna.
Loredana Bertè: arriva che sembra la strega di Biancaneve. Si vedono gli sguardi terrorizzati di tutti. Canta la sua canzone profetica, parla di futuro con le pezze al culo, di valori, di canti gregoriani. Finisce di cantare. Baudo terrorizzato la tiene come se fosse pronto a metterle la camicia di forza. Lei blatera che i cantanti non hanno i parrucchieri (non mi sembra, francamente, o forse ci sono solo barbieri prodighi anche nello spinzettare le sopracciglia) e che ha preso il cuscino dell’albergo per realizzare quel delizioso capetto che indossava. Baudo la porta via a forza dal palco, si lascia anche baciare in bocca pur di non farla più parlare, e lei restituisce una manata sulla faccia a Chiambretti. Decisamente fuori come un culo, la Loredana.
Little Tony: si presenta con tutta la famiglia sul palco, figlia e fratello sopra tutti. Sta da Dio, dimostrando che anche a lui essere stato preso per il ciuffo ha fatto solo che bene. Dice che non molla ma ad ogni sculettata si ha sempre paura che gli possa venire un infarto un’altra volta. Un dubbio mi pervade da ieri sera: chissà quanto incide la tinta per i capelli sul bilancio della famiglia Ciacci?
Ariel: rocchettara, si agita ma vedo solo le figure perchè ero al telefono.
Tiromancino: canzone decisamente paracula cantata con una performance abbastanza deludente. Non sembra neanche la sua, non c’è il marchio di fabbrica dei Tiromancino ma perchè lamentarsi dato che degli altri diciamo che cantano sempre la stessa canzone? Dimostrazione che non siamo mai contenti. Comunque, questa canzone è la versione musicata del film VOLEVO SOLO DORMIRLE ADDOSSO.
Finley: arrivano ‘sti bellicapelli, pantaloni attillati neri e cravattino come tutti gli altri, cantano una canzoncina che venderà di sicuro anche se i più grandi possono riscontrare in loro la brutta copia dei Velvet.
Francesco Repetti: arriva il figlio di Mogol, bel maschio, calciatore con lo sguardo assente che lascia presupporre che si serve dallo stesso pusher di Tricarico. Canzoncina sanremese e, visto la fine cha ha fatto, se stava a casa faceva miglior figura. Secondo me è busone.
Sergio Cammariere: colpo di scena! Ha una camicia e non un lupetto da esistenzialista francese! Anche se lui non mi sta molto simpatico, perchè ci marcia un po’ troppo a fare l’emulo di Paolo Conte e il cugino di Rino Gaetano, devo apprezzare le sonorità che si sono respirate. Sarà che io adoro la tromba di Fabrizio Bosso, scoperta proprio nel 2003 grazie alla precedente performance di Cammariere che anche quest’anno, ce la farà.
Valeria Vaglio: poveretta. Vestita come il porco, vittima di un giro di parole di Chiambretti per farle dire che è lesbica. Canta questa canzone che, già noiosa e in più a mezzanotte passata, era meglio se se ne restava alle Maldive a trombare per ore e ore.
srComincia il Festival di San Remo ed io mi sento felice. Mi arriva un messaggio di un mio compagno di Liceo COSA FARA’ STASERA AEIOUY? NON PENSARE A TE LA PRIMA SERATA DI SANREMO E’ PRATICAMENTE IMPOSSIBILE. Eh sì, San Remo è sempre stata la mia passione, come ho già raccontato. Quest’anno, l’influenza mi fa godere lo spettacolo dal letto, con le piaghe da decubito, visto il record di permanenza raggiunto grazie al malanno di stagione.
Pepeperepè Pepeperepè e poi Volare oh oh, queste le parole che mi catapultano in questo spettacolo sempre uguale da quando sono nata, rassicurante nella sua coazione a ripetere.
Pippo Caruso ne è la dimostrazione, più che Pippo Baudo stesso, due uomini che si ostinano a tingersi i capelli con del colorante color mogano. Chiambretti, al contempo, con l’invasione degli Ultrabaudi che porta in sé lo zampino di Brachetti nella sua genialità, dà un tocco di svecchiamento al Festival. L’accoppiata Chiambretti – Baudo, ben riuscita a mio avviso, sarà perché adoro Baudo, sembra competere direttamente con la potenziale futura accoppiata sanremese Fiorello – Mike Bongiorno, e si vede da come sculettano di fronte all’insensibile Del Noce.
Ed ecco i cantanti. Pochi appunti, buttati giù di getto.
Paolo Meneguzzi: vestito in modo imbarazzante, gambe drammaticamente corte, canta una canzone delle sue che di certo non farà la storia della musica italiana.
L’Aura: sembra Elisa, soprattutto nel look. E’sfiatata nonostante si sa sia una brava e la canzone a tratti sembra la sigla di Holly e Benji.
Milagro: sembrano i Paola e Chiara al maschile. Sopracciglia rifatte, tipici maragli del modenese e della bassa bolognese.
Toto Cutugno: dato per vincente da un pazzo in platea, è in forma smagliante dopo il tumore che lo ha colpito. Capelli brizzolati e completo di raso nero, darebbe del filo da torcere a Gorge Clooney. La sua interpretazione è da pelle d’oca, anche perché è un ricordo d’infanzia. Sembra quasi di sentir cantare Babbo Natale, così, giusto per far capire la portata dell’emozione.
Frankie Hi Nrg: citando Morricone, agita la buzza sul palco di San Remo. La canzone merita un approfondimento.
Andrea Bonomo: all’apparenza frocio dalla testa ai piedi, con un taglio di capelli discutibile, parla di una donna con toni delicati, quasi petrarcheschi. Si scopre alla fine che parla della madre. Allora sì, è frocio dalla testa ai piedi.
Fabrizio Moro: cita prepotentemente Vasco Rossi, con una canzoncina tanto sanremese, quindi pressocchè insignificante.
Frank Head: tre buzzurri, con colli di lapin/coniglio, nonostante i ritmi alla Bregovic, riescono a conquistare grazia alla loro manifesta cialtroneria.
Anna Tatangelo: conciata peggio della peggior Sofia Loren, dimostra più o meno l’età della ciociara storica. Grazie a questa canzone, fa fare improvvisamente mille passi indietro a tutti i movimenti per il riconoscimento dei diritti degli omosessuali. Se vince questa canzone, che tratta l’amico gay come un criceto nella gabbietta, è la dimostrazione che questo è un paese di merda.
Michele Zarrillo: irrompe sul palco, vestito da becchino. E’ ridotto così male da implorare una tizia di vedere con lui un dvd, per poi sperare di trombarsela.
MelodyFall: non si sa se somigliano di più ai Tokyo Hotel o ai Gazzosa di antiva memoria questi frocetti che grazie a MySpace sono arrivati fino in Giappone. Un terribile sospetto: che il frontman abbia piastrato la frangia?
Eugenio Bennato: porta il tamburello a San Remo, tentando di riproporre la tarantella ad un pubblico in eurovisione. Bisogna dirglielo che l’etnico non gode di buona salute.
Daniele Battaglia: è decisamente un metrosexual con quelle sopracciglia rifatte. Stonato come una campana, urla per affermare la sua emancipazione dal padre ma non ce la farà.
Max Gazzè: prenota il premio della critica con questa canzone delicata che narra della telefonata che ogni DF vorrebbe ricevere. E come gli cadevano bene quei pantaloni.
Valerio Sanzotta: più basso di Chiambretti, sembra Remì senza il cane e la scimmiotta. Parla di Piazza Fontana, Guido Rossa e Aldo Moro, provocando vistosi moti tellurici data il poderoso rivoltamento di cadaveri.
Giua: la menestrella con un nome che evoca Piero Pelù, si conquista il voto dell’elettorato femminile con la sua canzone dal titolo assai significativo “Tanto non vengo” alla faccia di quella che nella seconda serata dice di fare l’amore per ore e ore nel letto che diventa coniugale o qualcosa del genere.
Tricarico: sembra in trance, probabilmente si è drogato prima di salire sul palco steccando. Ha setccato nota per nota il suo pezzo. Conciato da Rino Gaetano, non mi stupirebbe facesse la fine di Luigi Tenco entro la fine del Festival, scrivendo sul biglietto “io mi ammazzo perché hanno preferito la canzone sui finocchi della Tatangelo alla mia”.
Per saperne di più: http://www.festivaldisanremo.com
Per far balotta durante la visione: http://www.twitter.com
Per commentare "ufficialmente": http://sanremo2008.blog.rai.it/

Vivere con lentezza

25 febbraio 2008

lentezzaMai mi sarei immaginata di vivere così lentamente la giornata mondiale per la lentezza. Da circa 40 ore a letto, vittima di una feroce influenza, vedo lo scorrere delle ore dalla finestra sul tetto e, nella malattia che mi fa quasi delirare, apprezzo questo soggiorno coatto dentro casa.

Se torni, annullo tutto

22 febbraio 2008

sarkozy_bruni_ryanair--200x150Certo, che ‘ste prese per il culo in mondovisioni devono essere abbastanza difficili da digerire…

Ovaie girate

22 febbraio 2008

lines

Oggi ho i marroni abbastanza girati causa perdita-e-ritrovamento del portafoglio. Se lo ha ritrovato, perchè l’Aiuola è smaronata? Perchè l’ottantina di euro ivi contenuta è stata ciulata e, come ormai sempre più spesso ripeto ossessivamente da qualche mese, A PENSAR MALE SI FA PECCATO MA SPESSO CI SI AZZECCA, dato lo spazio e la dinamica, le commesse di Acqua e Sapone si son spartite 20 euro a testa.
E, allora, a proposito di Acqua e Sapone, copioincollo la news apparsa si Corriere.it che dice che le mestruazioni ci proteggono dall’infarto, condividendo con le donne lettrici di questo luogo la cosa più scioccante che ci è accaduta in questi tempi: la comparsa delle frasette sulle bustine lilla dei Lines Seta Ultra.
Eccone alcune, giusto per far capire ai maschi come ci considerano quelli che si occupano di marketing del mestruo.
LO SAI CHE LA SINDROME PREMESTRUALE NON DERIVA SOLO DA FATTORI BIOLOGICI MA ANCHE PSICOLOGICI E SOCIALI?
NELLE CULTURE DI TUTTO IL MONDO E’ PRESENTE UN LEGAME TRA LA LUNA E LA DONNA PERCHE’ ENTRAME HANNO UN "CICLO" DI 28 GIORNI?
LO SAI CHE IL FLUSSO SCARSO PUO’ ESSERE DOVUTO A CARENZA DI FERRO DERIVANTE DA UN’ALIMENTAZIONE POVERA DI CARNE E LEGUMI?

Ciclo mestruale: protegge donne da infarto
22 feb 10:48 Scienze e tecnologia

PADOVA – Il ciclo mestruale ripara le arterie danneggiate e cosi’ protegge le donne dall’infarto. Lo ha spiegato Carlo Foresta, ricercatore, al Convegno di Medicina della Riproduzione in coso ad Abano Terme. ”Gli estrogeni femminili durante il ciclo mestruale permettono alle arterie delle donne fertili di funzionare meglio e di ridurre di un terzo il rischio di infarto”, ha precisato Foresta. Il dato solleva ora dubbi sulla somministrazione di estrogeni nella donna in eta’ non piu’ fertile. (Agr)

Ah! E per tutto il weekend Hawanna è alla Mambo!