6 febbraio 2008

Ubi maior minor cessat

asino

Lo so, l’argomento delle mutande era ghiottissimo ma andando su Repubblica.it ho trovato il grande dibattito di questi giorni: l’uso della grammatica, ortografia e punteggiatura da parte di chi la dovrebbe conoscere. Consiglio a tutti di andare fino in fondo nella lettura dell’articolo.
Siamo destinati ad un impoverimento della lingua italiana perchè la lin gua è fatta dal parlante, e che parlanti, oppure fare i sapientini maestrini dalla Penna Rossa puo’ avere ancora un senso come salvaguardia di un’illustre tradizione?

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30 Responses to “”

  1. MissLIZ Says:

    io mi odio da sola per non sapere coniugare i verbi, mettere virgole e accenti uno si’ e uno no, ma tutto sommato quello che scrivo si capisce, del resto a scuola ero presente fisicamente ma non mentalmente e se c’ero mi facevo dei ‘non c’ero ‘, fino ai 30 anni l’unico libro che ho letto erano i consigli di Suor Germana.

    ho trovato invece interessandte questo:
    LE IMMAGINI
    Addio a Mahesh Yogi
    il guru dei Beatles

  2. lasima Says:

    beh, ecco lo strafalcioni che ti fa accapponare la pelle tipo gesso sulla lavagna, no, eh?
    Però il linguaggio parlato è quello di riferimento, cioè quello che fa anche “evolvere” una lingua. Se no parleremmo tutti ancora come dante…

  3. danildc Says:

    Ubi maior miniminor cessat.

  4. mello Says:

    brava sima. l’articolo mi sembrerebbe la solita filippica nostalgistica.
    LA LINGUA E UN MEZZO E NON UN FINE. l’italiano è lingua complessa, l’importante della lingua sarebbe farsi capire. se no starebbimo ancora tutti a dire fellone, manigoldo, e amenità del genere.

  5. TheBigStve Says:

    le serie allora vuole ognuno come parole in giù buttiamo di una metta e fila

  6. vuminch1 Says:

    mi sembrò che c’è della rosicata.;:
    Punto,punto e virgola e anche due punti!

  7. taxxo Says:

    quindi l’evoluzione non sta nell’utilizzo di parole “moderne” al posto di quelle obsolete ma nella rivoluzione della grammatica?

    quando inseriranno nei programmi scolastici SMSsia?

  8. io_malo Says:

    finché a difendere la grammatica sarà chi la sa usare, e a demolirla chi NON la sa usare, si va poco avanti.
    io stravedo per chi sa scriver bene, senza errori di grammatica e di sintassi, però poi ci son quei fulmini, tipo Aldo Nove che anche se scrivono in modo che la mia prof delle medie si rivolta nella tomba, mi piacciono da bestia.
    Credo che la cosa più grave siano i libri (scritti bene o male, poco importa, tanto ci sono i proof-reader) scritti da chi NON HA NIENTE DA DIRE O SEMPLICEMENTE DA AGGIUNGERE AL GIA’ DETTO.
    è come essere un regista e non conoscere tecniche e storia del cinema. se sei dotato, poco importa: nella tua ingenuità verrà fuori il talento e il resto non conta. se sei nella media, bisogna che studi. e molto.
    se sei scarso è meglio che smetti. e ci vuole qualcuno che te lo dica.
    m

  9. taxxo Says:

    catena lenta MALO?
    ti sei arenata sull’ultima fatica di MOCCIA?

  10. io_malo Says:

    no, taxxo, niente catena lenta.
    è solo un argomento che mi sta molto a cuore.
    e mi stanno sul cazzo sia i maestrini/maestrine che l’unica cosa che conoscono sono le regole grammaticali, ma al di là di quello non vanno; sia quelli che sono ignoranti e ne van pure fieri.
    ecco, maestrini o somari, io pretendo che se uno sceglie di fare della comunicazione il suo mestiere (scrittore, giornalista, regista, qualsiasi media) abbia qualcosa da dire o da aggiungere negli argomenti o nello stile scelti.
    altrimenti, ci son tanti bei lavori diversi senza inquinare questi.
    m

  11. aaeeiioouuyy Says:

    Il lessico si evolve, senza dubbio, per star dietro alle continue evoluzioni della società. Io sto parlando di regole che ciascuna lingua ha, anche lo Swailii e che vanno rispettate. A me non frega un cazzo di accodarmi all’ultimo degli ignoranti milanesi che ha rivoluzionato il significato di “piuttosto” o al giornalista analfabeta che ignora il retto uso del conguintivo. Io finchè sarò in vita, userò la lingua italiana come me l’hanno insegnata. E l’articolo non è la solita tirata nostalgista come dice il nostro amico, ma è l’autorevole voce di gente del calibro di Serianni e De Mauro, sui cui testi ho studiato religiosamente la storia della lingua italiana.
    Forse ho un’adorazione smodata per la mia lingua, splendida seppur nella sua mostruosa complessità, affascinante, ricca come nessun’altra lingua.
    Mi dispiace ma io non ci sto in questo tentativo di abbattere l’oggetto del mio amore in balia dei nuovi barbari.
    Aeiouy

  12. io_malo Says:

    #11 Aeiouy
    “Forse ho un’adorazione smodata per la mia lingua, splendida seppur nella sua mostruosa complessità”

    sicuramente anche qualcun altro ha un’adorazione per la tua lingua, basta cercarlo.
    (mi sono impegnata e non ho messo l’apostrofo a QUALCUN)
    maloUnPo’Alessandroidizzata

  13. vuminch1 Says:

    Io finchè sarò in vita, userò la lingua italiana come me l’hanno insegnata

    [alessandroid mode on]
    questa assomiglia a una minaccia
    [alessandroid mode off]

  14. aaeeiioouuyy Says:

    Sì, spero mi si consumi… 🙂
    Aeiouy

  15. taxxo Says:

    prima o poi WUMINCH ci svelerà chi lo paga per leggere questo BLOG!

    è uno che accarezza un persiano bianco e non è mai inquadrato in faccia?

  16. vuminch1 Says:

    prima o poi WUMINCH ci svelerà chi lo paga per leggere questo BLOG!

    è lo stesso che paga anche te

  17. taxxo Says:

    allora chiedo l’aumento!

  18. alessandroid Says:

    l’Associazione CIVICO32
    in via Nazario Sauro 24/b, Bologna, c/o Cortile Cafè,
    presenta
    Mercoledì 6 febbraio 2008
    ore 21.00
    REPERTORIO DEL
    MASCHIO ITALIANO
    Guida personale all’approccio
    con alcune tipologie di uomo per
    evitare spiacevoli inconvenienti.
    Filippo Vendemmiati
    presenta il libro
    di
    Marzia Marchi
    con letture sceniche di
    Barbara Diolaiti

  19. aaeeiioouuyy Says:

    Cacchio! Stasera non ci sono….
    Aeiouy

  20. Mishmesh Says:

    Io dico: se hai mai visto ed udito un undergraduate yankee sai che la discesa agli inferi è ancora lunga.
    Noi, in Europa, siamo a quote più normali.
    Ma l’Italia ha sue peculiarità innegabili: ha una lingua di forte ascendenza letteraria, poco plasmata dall’uso, il quale è tale a datare solo da cinquanta anni e poco più, per le masse.
    Inoltre, non identifica una appartenenza di classe con un modo di parlare, cosa ancora invalsa in GB, ad es., e questo, si intenda, nel bene e nel male.
    Da ciò consegue che, da noi, un professionista di livello medio consideri scontato e non imbarazzante, parlare infarcendo la conversazione, ma anche il colloquio di lavoro, di idiotismi e con forte accento regionale: qualcosa che per un inglese, DI CLASSE MEDIA, è socialmente penalizzante, ancora oggi.
    Quanto allo scritto: purtroppo anche gli insegnanti non sono più veramente attrezzati a insegnare lo scritto come esperienza della lingua con regole proprie, ma solo come processo verbale di quanto detto, trascrizione ad uso di supporto mnestico dell’orale.
    Lascerei da parte la questione della lingua letteraria: non è di questo che si parla.
    C’è il problema di rigettare la fallimentare idea della ‘lingua di comunicazione’, e tornare ad un uso vivo della lingua, una lingua vitale crea orgoglio nel parlante: chi parla un dialetto si vergognerebbe di non saper dimostrare abilità linguistica nel suo ambiente di parlanti quel dialetto.
    Quindi, lingua viva, corretta e personale, creazione di una sensibilità allo specifico della lingua scritta, alle sue peculiarità che non sono solo grammaticali, ma assimilabili a quelle della statica di un edificio: ordine e proporzioni ben distribuite, e particolari esigenze di perspicuità raggiungibili con specifiche tecniche espositive.

  21. RossaNaturale Says:

    Ho delle serie perplessità sull’opinione da esprimere. Ho sentito proteste per refusi ed errori di battitura sul mio blog (sul blog!!) e poi, quando mi sono permessa di dire che bisognerebbe almeno saper accordare il verbo col soggetto, mi hanno detto che sono una maestrina rompipalle, etc…
    Sto zitta che è meglio, tanto come faccio sbaglio…

  22. MissLIZ Says:

    Io confido nella telepatia…

  23. Rostand Says:

    Repubblica non mi pare molto schierata in difesa della grammatica.

    Qualche giorno fa in prima pagina ,l’incipit di un fondo di Berselli sulla crisi di Governo era questo (cito a memoria) :

    “E’ finita come si pensava che finiva”

    Magari il fondo sarà anche stato interessante ma non sono riuscito a continuare temendo un ulteriore massacro del congiuntivo.

  24. EulaliaDolfi Says:

    Se sto facendo l’editing per un libro, un articolo, una brochure o scrivendo un progetto per un cliente,
    allora mi attengo strettamente alla grammatica e all’ortografia
    (magari buttando lì qualcosa di colloquiale a effetto).
    Ma nella vita, tendo a dire spesso “a me mi” e altri strafalcioni del tipo: perché mi aiutano a scremare le persone.
    Infatti quelli che scattano a giudicare l’errore, quasi sempre sono i più ignoranti.
    Chi è davvero sicuro della sua cultura solitamente non sente il bisogno di ostentarla, anzi tende ad essere attratto dal trash…

  25. EulaliaDolfi Says:

    della PROPRIA cultura, sorry

  26. Mishmesh Says:

    Rostand, Berselli è un epigone del ‘Mulino’ che pensava: ora è cresciuto, si può dir ‘Mulo’.

  27. MaudeLeboschi Says:

    Berselli è il guru della cultura pop…
    quello non è un errore….e
    chi ignora questo è a sua volta ignorante….se certe licenze non se le prende Berselli chi se le deve prendere?

  28. alessandroid Says:

    “se certe licenze non se le prende Berselli chi se le deve prendere?”

    io gli toglierei la licenza

  29. alessandroid Says:

    “quelli che scattano a giudicare l’errore, quasi sempre sono i più ignoranti”

    i più ignoranti neanche se ne accorgono dell’errore
    se un ignorante sbaglia i congiuntivi è normale, se li sbaglia il giornalista è come il centravanti che sbaglia un gole

  30. Mishmesh Says:

    Berselli è uno strimpellatore di chitarra che scribacchia a pranzo pensierini, da solo, come ognuno, e sul cuor della terra.
    Ed è subito pera.


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