Hair

29 maggio 2008

hairSabato ho un matrimonio al quale mi volevo presentare con nuna testolina decente, dato che sono praticamente due mesi che non mi presento da un coiffeur. L’ultima volta, sono andata dal parrucchiere delle dive, che non mi ha soddisfatta e dal quale sono uscita con una frangetta molto corta, scalata e con qualche buco qa e là. Io lo capisco che lui ha una sforbiciata unica ma, secondo me, lui, per quanto bravo, non merita il fatto di 1) prendere l’appuntameto tre settimane prima 2) spendere tutti quei soldi 3) farci la strada.
Quando ho capito che il parrucchiere delle dive non mi avrebbe più avuta, ho cominciato il giro di consultazioni per trovare un nuovo centro di gravità permanente nella mia vita. Quando ho cercato il medico, la ginecologa, l’oculista e il dermatologo, garantisco che sono stata molto meno accorta nella scelta.
Passo in rassegna una serie di opzioni e mi lascio convincere dal mi giro gay, che nella mia vita è come una bussola, soprattutto nelle questioni di questa caratura.
Entro in questo salone e mi accoglie l’hair stylist in persona. Una faccia da decerebrato dall’accento meridionale, circondato da alcune veline molto carine e sorridenti. Mi accoglie con grande gioia, mi fa accomodare e mi comincia a studiare con il suo sguardo poco intelligente. Vado a lavare la testa e la graziosa ragazza mi dice “Ciao, io sono P. E tu?”. Approccio friendly, lo detesto. Io garbatamente rispondo ma non ne voglio mezza di stare ad argomentare con una perfetta sconosciuta. P. mi chiede se ho gradito il massaggio ma io non mi ero nenache accorta che quello che stava facendo fosse un massaggio, credevo che banalmente mi stesse lavando la testa ma forse adesso anche quel gesto del mestiere ha assunto un nome più glamour. P. mi fa un riflessante-lucidante, come gli ha detto l’hair stylist, che dice che non ho i capelli bianchi ma qualcuno ce l’ho, e poi mi lascia, salutandomi con affetto. Sarò stata insensibile ma P. non mi è mancata da quel momento in poi.
Mentre il riflessante posa, arriva l’hair stylist, che comincia lui con i convenevoli, i salamelecchi, il come ti chiami, io mi chiamo A. E nella mia testa da sistemare io pensavo “Ma che palle! Che cazzo vogliono tutti da me? Vaffanculo all’approccio friendly” e mentre penso questo, sorrido.
A. mi guarda e si vede che non è convinto del fatto che io volessi solo sistemare la frangetta. Comincia a sognare di sforbiciarmi dei caschetti o dei corti punk. Io lo ringrazio per la sua vis creativa ma gli chiedo di attenersi a ciò che gli ho chiesto perché i capelli li devo tenere lunghi perché non ho voglia di sopportare le invettive di mia madre e delle mie colleghe.
Lui comincia a favoleggiare sulla mia frangetta. Me ne vuole fare una anni ’70, bella piena. Mimetica, dice. Che cazzo avrà voluto dire con “mimetica”? Che me la voleva fare a chiazze come quella della Minetti in qulche San Remo fa? Che non me se vedeva? Alla Rambo? Forse non lo sapremo mai ma io boccio la sua proposta di farmi la frangetta che mi incornicia la faccia come un ovetto Kinder. Lui ci rimane male e coincia a chiedermi come volessi la benedetta frangetta. Io gli dico che la vorrei un po’ francese, che ne so, alla Jane Birkin o, quando vedo la sua faccia smarrita, più banalmente, come quella di Kate Moss. Io mi vergogno a fare questi esempi ma Cristo! Perché il mondo ha una frangetta decente e io non riesco mai a far capire le mie esigenze a questi che mi tengono in pugno con le loro forbici?
Comincia a tagliare, riconosce la mano del divo delle dive e mi chiede perché non ci volessi più andare. Argomento brevemente, poi lui mi chiede dove lavorassi.
“In Provincia”, rispondo.
“Sì, ma dove?” incalza A.
“Alla Provincia di Bologna”.
“Ho capito ma dove esattamente”.
“La Provincia, la Pubblica Amministrazione. L’ente intermedio tra il Comune e la Regione”.
“Ah! Ho capito! Lavori in Provincia ma sei un’impiegata comunale”.
“No. La Provincia è una roba diversa. La Provincia è quella che vogliono abolire. Comunque, non importa, non faccio nulla di interessante”.
E dentro di me pensavo “Taglia e non rompermi i coglioni!” e lui continua “Bho, la Provincia… Mai sentita nominare… E voi ragazze? Avete mai sentito parlare della Provincia?”.
Loro rispondono di no e fortuntamente questo siparietto si conclude per passare finalemente alla mia maledetta frangetta.
Mentre lui la smaneggia, gli faccio notare che volevo togliesse quell’”effetto caLotta” che faceva sì che la frangetta sembrasse applicata come un parrucchino. E lui mi risponde che l’”effetto caNotta” lo faceva per qualche motivo che non ho ascoltato, perché le palle che in questi momenti rimpiango di non avere mi erano scese lungo i canali sotterranei di cui Bologna è disseminata.
Mi faccio fare i capelli mossi, non più lisci, così per cambiare un po’. E arriva lui, A., a dare la sforbiciata finale. E mentre io ero pressocchè soddisfatta della frangetta, lui non comincia a fare delle punte a caso ed io mi ritrovo con degli sfuzzigoni che mi incorniciano il viso? Mi veniva da piangere… Perché lo fai, parrucchiere del cazzo? Perché non capisci che io voglio una stramaledettissima, strabanalissima, stratranquilissima frangetta regolare, geometrica, dritta?
Con un po’ più di savoir faire rispetto alla Madonne che recitavo nella mia testa, gli comunico il mio desiderio di regolarità. Lui dice che aveva capito che io non la volessi geometrica, che volessi del movimento… Capisce che satvo per esplodere, interviene e ripristina l’ordine sulla mia testa. La frangetta adesso è tranquilla, corta e a tratti un po’ punk. Tutto sommato posso dire di esser contenta, è il risultato quello che conta, lo so, ma mi domando pure questo: quando i parrucchieri ed io cominceremo ad avere un dialogo corretto, uno scambio sano del tipo A chiede e B risponde, io finalmente comincerò a capire anche gli UOMINI?

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Come eravamo

28 maggio 2008

Come eravamoIeri hanno trasmesso alcuni film di Sidney Pollack, una prece. Maude mi informa che su La 7 stavano trasmettendo Come eravamo, film di cui io posseggo il dvd ma mi sono messa a guardarlo lo stesso, perché Robert Redford è troppo figo.
‘Sto film è di culto per un sacco di donne che idolatrano la figura di Kathy. Anche Carrie in Sex and the City, quando va a salutare Big alla sua festa di fidanzamento al Plaza, cita questa Kathy che, devo dire, a me invece sta proprio sul cazzo.
Capisco i deliri politici della gioventù, in cui tutte le emozioni sono amplificate, capisco il periodo storico, capisco la consapevolezza di essere un pochino più complicate della media femminile ma ‘sta Kathy è pesa come il piombo.
Cara donna Kathy, sei brutta che non ti si puo’ guardare, riesci ad irretire un bello bello bello in modo assurdo come Robert Redford, che ti ama, che si fida di te, che tiene al tuo giudizio e che alla fine, in modo molto maschile, vorrebbe solo una vita tranquillallalla, io mio chiedo, perché non rilassarsi e godersi questa splendida creatura?
Sono solo io che penso che sia una grandissima rompicoglioni?

Usato garantito?

26 maggio 2008

copertine
A 30 anni è difficile che si interagisca con qualche fresco diciottenne, con ancora qualche traccia di acne giovanile, che veda tutto come se fosse la prima volta, con il fanciullino negli occhi.
A 30, già è tanto se si trova qualcuno. E se si trova qualcuno, sciocco sarebbe fare le/i difficili.
Ma un quesito mi attanaglia. A 30 anni di vergini, nel corpo e nello spirito non si trovano, e accade che alcune consuetudini, in alcuni gesti e parole, siano già stati usati per qualcun altro/a.
Quello che potrebbe essere un gesto meraviglioso per chi lo riceve, in realtà è un’attenzione logorata già da un uso precedente, in cui magari non è stato neanche apprezzato.
La riproducibilità del gesto di stanchi trentenni toglie in qualche modo l’aura di bellezza a quello che era stato interpretato come un capolavoro?

L’amore passa

Scusami,
ho usato
la nostra canzone
per una nuova
relazione
(Stefano Benni)

M@rkett@

22 maggio 2008

vague-angels-in-concertoUn’amica mi segnala questo concerto e io lo segnalo a voi.

VAGUE ANGELS (USA / Italia)
giovedì 22 maggio @ Locomotiv Club,
via S. Serlio 25/2, Bologna
ingresso 6 euro con tessera arci

Chris Leo, già voce e chitarra di quei Van Pelt che con "Sultans of Sentiment" fecero sognare un’intera generazione di indie rockers di tutto il mondo, sarà sul palco del Locomotiv Club alla guida dei Vague Angels, suo ultimo e più recente progetto. Dai Van Pelt ai Vague Angels, passando per i Lapse, Leo ha sempre rappresentato nel panorama internazionale un punto di riferimento: una personalità unica ed originale ed una poetica appassionata e straripante che proprio dal vivo trovano la loro dimensione più congeniale. Ad accompagnarlo una formazione nuova di zecca composta da giovani ed intraprendenti musicisti italiani.

Piove?

21 maggio 2008

 

 

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s’ode voce del mare.
Or s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.

L’apostrofo rosa

20 maggio 2008

Il-bacio

Il Tgcom stamattina ci fa un bel pistolotto sul bacio, prendendo le mosse da un prestigiosissimo studio spagnolo. In sintesi, si dice che se la prima volta che ci si bacia, il bacio piace, ci sono possibilità che la storia vada avanti, altrimenti ciccia.
A me è venuta in mente Charlotte di Sex and the City quando discetta sui baci degli sbrodoloni. Che orrore!

Le radici e le ali

20 maggio 2008

LerriAlle 18, alla Feltrinelli International, il fidanzato della nostra amica Danildc, presenta il libro che ha scritto insieme a Gianluca Morozzi, di cui potete vedere la copertina nella foto.
Se la Feltrinelli e tutto il centro storici non si allagano in questa sorta di diluvio universale, direi che ci si becca tutti lì.
Maggiori info: cliccare sulla copertina e qui.