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Di questa voce ho memoria praticamente da sempre, da quando mio padre mi imponeva la visione di zebre, tigri e giraffe che scorrazzavano, mangiavano e si corteggiavano nelle varie savane e in ambienti nturali a loro consoni. Anche se Quark e i vari documentari mi hanno sempre fatto schifo, della sua voce non posso dire altrettanto.
Poi da Giugno del ’90, tra un esame di terza media e una partita di calcio, è arrivato Beautiful e con Beautiful Ridge e la sua voce è ha mangiato con un sacco di Italiani per quasi 20 anni. Anche l’Acqua Rocchetta parlava con la sua voce.
Una prece per Claudio Capone.
Anche su Tgcom, Repubblica e il sito de La 7.

Ode al lettone

22 giugno 2008

SultanPrima di Novembre 2007 non avevo mai avuto un letto grande tutto per me. Da piccola, ricordo che non ero una fanatica del salto sul talamo genitoriale. Mi ricordo solo che tavolta la Domenica mattina ci facevo un giretto e stavo sotto le lenzuola che, bianche, lasciavano trasparire la luce attraverso. È per questo che forse ancora adoro stare sotto le lenzuola, coperta in sopra la testa, questo gesto mi dà un vago senso di protezione.
Il letto singolo mi è sempre stato bene, anche perchè il mio letto bolognese degli anni 2000 e quello scozzese dell’anno precedente erano abbastanza grandi per permettermi di stare a quattro di spade a pancia in giù ed erano sufficienti per ospitare qualche viandante che passava di lì.
Con il cambio di casa finalmente ho sentito la necessità di diventare grande anche in questa esigenza. Volevo anch’io il lettone, volevo essere anch’io uguale agli altri e volevo dare a me stessa la possibilità di ragionare eventualmente in due perché 30 anni e un letto singolo sembravano piuttosto una contraddizione in termini.
Per il mio lettone non avrei badato a spese. In realtà per il mio debutto, per decenni ho sempre avuto in mente un catafalco di ferro, da mia madre dipinto di rosso lacca, di una pesantezza non umana neanche a pensarsi, alto più di me ma tanto, tanto bello e suggestivo. “Quel letto lo voglio io, mamma, quando divento grande”, le dissi e lei mi assecondò. Solo che quando traslocammo mia madre affidò alcuni pezzi, tra cui anche il letto rosso di ferro, a due umarells, per tenerli in un loro deposito. Il letto rosso di ferro sarebbe dovuto essere restaurato, restituito alla sua primigenia bellezza e consegnato, in un futuro insondabile, alla sottoscritta.
Un bel giorno mia madre seppe poi che l’umarell depositario era impazzito e che aveva buttato via tutto ciò che c’era nel suo magazzino, compreso anche il mio desiderio di diventare grande con quel letto di ferro rosso.
A fine Ottobre il mio desiderio si rivolse a Mamma Ikea che non delude mai nessuno, perchè avrebbe dovuto deludere me. Il mio amore va subito ad uno di quei lettoni con lo spazio contenitivo all’interno. Il nome di questa passione era Sultan, Sultan Alsarp. Solo che il Sultan era solo da una piazza e mezzo che all’Ikea, comunque, è praticamente grosso come un letto matrimoniale stitico di qualche magazzino per il mobile di bassa lega.
Al Sultan Alsarp ho abbinato, su suggerimento di una coppia di miei amici, il Sultan Egersund “Bono anche per scopa’, fidate” mi disse uno dei due, straordinario esemplare di maschio non maschio, sintesi perfetta tra un uomo pratico con il cinturone degli attrezzi alla Cliff Robinson e una casalinga di Voghera che legge i libri di ricette di Suor Germana.
Ed eccomi da mesi in questo meraviglioso parallelepipedo di 140 cm x 200 cm, su cui bivacco tutto il tempo che dedico al riposo domestico. Su questo lettone mangio, guardo la tv, leggo, penso, scrivo sul mio quaderno e sul pc, rivedo Sex and the City, ovviamente dormo e semplicemente sto.
Questo lettone è diventato una zattera, sulla quale ho trovato salvezza in molte occasioni e in cui mi sembra di aver trovato un approdo dopo tempi di inutile complessità.
E quando dormo e mi ritrovo ribaltata in ogni angolo del letto, messa di traverso, a metà del letto, a pancia sotto o supina, messa come sulla croce di Sant’Andrea, con un’apertura alare notturna che quasi il lettone non mi basta più, mi domando come ho fatto a stare per 30 anni in una bara. Mi accorgo che l’occasione di aprirmi mi è stata data da qualche centimetro di spazio in più, da me timidamente desiderati e dal lettone generosamente donati, in uno scambio paritario, scevro da aspettative. E mentre scrivo, sento delle briciole sotto di me, il piumone (sì, il piumone) è accartocciato ai miei piedi, alcune cose sono sparse intorno a me, ci sono un paio di libri e dei dvd e non me ne frega niente del virgineo ordine che vorrebbe questo luogo solo preposto al dormire perchè magari, il lasciarsi andare ad un pizzico di caos in questo rettangolo adorato puo’ aprirmi le porte a meravigliose sfumature della vita di tutti i giorni.

Non ti scordar mai di me

21 giugno 2008

L’estate musicale è cominciata con i fuochi d’artificio. Già da Marzo la radio pompava i futuri tormentoni dei mesi a venire. Mi sono da subito innamorata di questa ipnotica canzone, cantata da Antony Hegarty, molto dance, molto cool. Ma la radio continuava a sparare perfette canzoncine per un’estate che aveva tutti i numeri per essere un’estate grandiosa, condita da cotanta colonna sonora. Peccato che l’state fino a due giorni fa non ci fosse neanche.
E poi mentre nelle mie orecchie e nella mia corteccia cerebrale attecchiva la MIA canzone dell’estate 2008, finalmente la stagione gialla è arrivata.

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Seguo distrattamente gli esami di maturità che puntualmente mi sorprendono ogni anno, in questi giorni. Per me la maturità è stata una specie di trauma e, in quanto troppo empatica negli ultimi tempi, non posso permettermi di seguire troppo intensamente perchè mi sale l’angoscia di quella volta.
Mentre leggo dello strafalcione su Montale mi farebbe desiderare di essere una maturanda per andare dritta dritta al Ministero a dar fuoco alla Ministra dei miei maroni, la mia attenzione va al tema sugli sms.
Il tema è tutt’altro che banale. Andrebbe sottoposto a tutti quelli che hanno dimestichezza con questi strumenti del diavolo, per riflettere veramente quanto la nostra capacità di sentire sia mutata.
Per noi trentenni le cose sono cambiata negli ultimi 10 anni, più o meno. Si è passati dalla telefonata al fisso cui rispondevano dei genitori che subivano i figli che crescevano al carico di aspettative consegnati a 160 caratteri.
Un tempo si scrivevano delle lettere. Si argomentava per fogli interi per tentare di farsi capire. Si ricevevano dei fogli arricciati dalla veemenza del passaggio della Bic. Quello che contava non era tanto ciò che c’era scritto ma quello che era stato cancellato, parole nascoste da ghirigori sbaffati che magari tradivano il vero pensiero di colui che aveva scritto.
Ora si delega tutto ad un tasto di invio. Questi nuovi mezzi altro non fanno che alimentare alla nostra paura di provare dei sentimenti che ci diano l’impressione di essere vivi, anche per pochi secondi.
Premere il tasto con il telefonino verde in corrispondenza di un numero di telefono è un gesto che ormai pochi si permettono. La paura dello squillare a vuoto fa comodamente digitare quattro cazzate in un sms, condensando un pensiero più o meno complesso in una manciata di caratteri. Telefonare implica prendersi una responsabilità, scrivere un messaggio, invece, ci offre l’occasione di nascondersi dietro ad un dito e continuare a rimanere in attesa di una risposta che forse arriverà o forse no.
Le email ci hanno reso compulsivi. Inchiodati ad un computer per necessità, legati a lui come se fosse in carne ed ossa, abbiamo fatto di necessità virtù, seppelliti da decine e decine di mail al giorno. La mail arriva inaspettata, non sempre in momenti propizi, e viene letta di fretta e, con la stessa fretta, a volte si risponde, senza magari aver compreso fino in fondo quello che c’era scritto. La lettera di carta dava tempo, la mail il tempo lo inghiotte e rende il pensiero e il sentimento veloce e, per questo, a volte pericoloso.
Leggendo un articolo su Repubblica di qualche Domenica fa sullo scambio epistolare tra la nobile Colonna e il pittore Boccioni, mi ha fatto venire un brivido per un’emozione che alla nostra generazione difficilmente sarà dato provare. La carta, l’inchiostro, i nastrini con cui erano legate le lettere, i profumi davano una tridimensionalità alla sfera delle emozioni che la velocità e la luminosità dei display hanno reso piatti e svuotati di senso.

Forza Azzurri!!!!

19 giugno 2008

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Ecco il ritorno di Gua Linn Cobaci, in veste di inviata a Parigi durante la partita Italia – Francia ai Campionati Europei di calcio.

Anche questa volta vuoi o non vuoi c’ha detto proprio culo…Ribery che cade da solo a due minuti dall’inizio é piuttosto sospetto, secondo me si é venduto la partita…poi c’hanno dato un mega fallone con tanto di espulsione (forse l’arbitro é stato un poco severo, ma d’altronde a noi cosa avevano concesso nelle partite precedenti? Quasi un cazzo mi pare…) E daje de tacco daje de punta ci siamo qualificati…Grazie anche soprattutto al torpore dei francesi (che a me più che francesi me paiono piuttosto tutti maghrebini e africani) chiaramente poco in forma, Thierry Henry non ne ha fatta una, anzi c’ha fatto pure un goal, Makelele non riusciva manco ad allacciarsi le scarpe…Allora cazzo fate salire Zidane…ah ma no é vero…é a casa a difendere l’onore dell’ormai arci famosa sorella mignotta…e allora? E allora vi resta il CAMPIONATO del TOGOOOOOOOOOOOOOOOO…é questo che io il barista (italiano di Parma) in preda a un’euforia omicida abbiamo urlato al fischio di fine partita…quando Buffon corre sfigurato al centro campo e non ci crede manco lui…IL CAMPIONATO del TOGOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO A CASAAAAAAAAAAAA…bar gremito di francesi, io e il povero Michele (ribadisco unici italiani) non osiamo nemmeno salutarci a inizio partita tanta era l’ansia che ci attanagliava le budella…io prendo una coca light per paura che l’alcool mi renda aggressiva…il bar si riempe: 2 Italiani VS 35 francesi ( e dei peggiori…ci stava pure un gruppo di cinnazzi con la cintura di Hermes e le scarpe da barca…di quelli insomma a cui la figa non piace)…e iniziano gli insulti a Berlusconi, Mamma Mafia, la Pizza e il Mandolino ma io e Michele muti…io che sono una Signora ho anche applaudito all’uscita in barella del povero Ribery ( non tanto perché mi sia simpatico ma quanto perché già Madre Natura non é mai stata dalla sua parte gli ci mancava pure questa…) e il mutismo continua…solo qualche bestemmia …ma nessun insulto…una Signora…al primo goal (non visto perché per scaramanzia io a punizioni e rigori mi chiudo al cesso) improvviso una danza afro che dedico alla Sorella di Zidane…i francesi a quel punto sono sfigurati dalla rabbia, anche perché ancora sono riusciti a superare la sconfitta subita nel 2006…al secondo goal é finita per sempre…tra chi si dissocia dalla palese sconfitta fingendo origini spagnole, tra chi con gli occhi gonfi di lacrime si appella a arbitri cornuti e altre sfighe, poi esce dal bar e probabilmente mette fine alla sua inutile vita…tra chi ancora mi scassa il cazzo con Berlusconi…o ma sai che c’é? gli dico: MA CHE ME FREGAAAAA (e li capisco quelli che si menano allo stadio ogni domenica) gli urlo addosso: MA CHE ME ARIFREGA…non mi frega un cazzo della mozzarella alla diossina, di Berlusconi, della Mafia, della testata di Zidane, dei calciatori strapagati, dopati e tatuati che hanno dati ai figli nomi irripetibili, delle mignotte in TV, della totale assenza di meritocrazia, dei contratti a progetto, del Papa, degli arbitri corrotti, del Savoia che spara al crucco, di Emilio Fede, di Enzo Biagi, della Tirannide, della monnezza, di Calderoli che piscia mangiando un panino al prosciutto…siamo tutti fratelli in fondo no? FRATELLI D’ITALIA…NOI ABBIAMO VINTO VOI AVETE PERSO… per cui cavati dai coglioni! E li capisco che ormai il calcio ha stravolto anche me…FORZA AZZURRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

E tu di che ansia sei?

17 giugno 2008

lettinoHo scoperto che in quest periodo, oltre ad avere un sonno perenne e dannato, sono più emotivamente sensibile del solito. Non so se sono io ad avere le antenne più dritte, se i matti che mi circondano siano aumentati, non so se anche di questo il colpevole è il maltepo, fatto sta che mi sento Atlante che si fa carico dei problemi del mondo.
Non va bene, semmai io mi devo far spossare dai cazzi miei e lasciare agli altri i loro anche perchè in queste situazioni ci sono sempre degli scambi di energia e non vorrei che la mia fosse distribuita a destra e a manca, senza la garanzia che, quando ne avrò bisogno, mi sarà in qualche modo "restituita". Non dico che tutto debba essere ricondotto alla cruda logica del do ut des ma il peso del passaggio di questi fluidi si sentono ed io mi sento un po’ più stanca.
In tutto questo delirio, ho pistolato su internet ed ho trovato una serie di test. Io ho fatto quello sull’empatia e sono risultata molto molto empatica…
Divertitevi con i test, linkati sotto la foto!

Semplicità

16 giugno 2008

001MatassaHo trovato su Repubblica, a proposito d un articolo sull’uscita di una raccolta di poesie Zen, questa frase:

Quando cammini cammina, quando mangi mangia, quando muori muori.

E’ a questa frase che penso quando mi perdo in vari ragionamenti speculativi sul perchè, il per come, il quando, il forse, il sarà di una qualsiasi cosa, perdendo il controllo di una testa che si sa dove è quando parte ma non si sa dove potrebbe arrivare.