Auguri!

24 dicembre 2008

19-12-06_1941Car* tutt*, che tutti possiate passare delle buone feste nel migliore dei modi, con la speranza che accada tutto quello che avete deciso per voi, senza trappole e costrizioni. Che Babbo Natale porti a tutti voi la libertà, il più bello dei doni. Per quanto mi riguarda, quest’anno mi ha resa un po’ più libera e, se una fine dell’anno porta a fare dei bilanci, mi auguro che il 2009 sia bello e forte tanto quanto il 2008. L’augurio di un buon Natale e buon anno sono affidati ad alcuni versi che ho "rubato" ad una mail di auguri di una cara amica.
"Vi auguro una rivoluzione sentimentale.
Di tutte le rivoluzioni o riforme
nessuna è mai stata progettata come sentimentale.
Forse perché i sentimenti, intesi come rapporti fra le persone,
sono difficili da clonare e sono reputati di genere femminile.
Vi auguro una rivoluzione retrattile,
per quanto l’aggettivo non si presti alle scritte murali,
che ristabilisca i ritegni e i tempi interiori abolendo gli orologi.
Qualcosa che permetta di capirsi con i segnali di fumo, i versi gutturali dei gorilla,
le carezze e le percosse, i gesti che sfiorano le cose viventi e quelle inanimate.
Vi auguro una vita onesta e libera.
Ci sono auguri che vale la pena fare
anche quando ci sembra non possano raggiungere lo scopo desiderato.
Contano le intenzioni.
Se fosse per i risultati non rifarei nulla di quello che ho fatto o non ho fatto.
Preferirei di no.
Ma se guardo alle intenzioni è un altro discorso.
La diceria che di intenzioni è lastricato l’inferno è maligna.
Deludenti ed effimeri sono gli esiti.
I buoni propositi sono invece un polline
che magari non fiorisce mai,
ma che profuma l’aria."
("La signora Kirchgessner", Luigi Pintor)

Pretty-WomanDiciamo che anche se tardi, io l’anno scorso ci ero arrivata da sola. Che Pretty Woman fosse in realtà un film di fantascienza mi era apparso chiaro come la luce del sole, una sera. Nell’Università nella quale ho studiato un anno, in Scozia, ad Edimburgo, dopo la pecora Dolly hanno fatto un’altra importante scoperta. I film d’amore falsano la realtà di chi in quei film ci crede. Si rischia di credere nel Principe Azzurro, che è morto da un pezzo, in realtà pare che sia risorto grazie ad una pillolla dello stesso colore del manto. Ora, anche se non completamente guarita, un po’ disincantata, posso dire, per una serie di motivi, che non ho più così paura dei mandarini cattivi. Ho finalmente compreso che Babbo Natale non esiste e che se inciampo e perdo la scarpetta è più facile che qualcuno me la tiri come hanno fatto con Bush piuttosto che metta i cartelli in via del Pratello per ritrovarmi.

Pensieri metropolitani

17 dicembre 2008

no_dispDa quando cavalco una bici, una serie di pensieri affollano la mia mente tutte le volte che sono per strada. Essere solo un pedone fino a qualche mese fa, mi dava un’unica prospettiva, che in quel momento mi sembrava esaustiva ma che in realtà era solo parziale.
Quando sei un pedone tra le mura bolognesi, sei un bersaglio di tutti gli altri mezzi di trasporto, delle bici, dei monopattini, dei pattini, degli altri pedoni, delle biciclette, dei motorini, delle moto, delle macchinette degli adolescenti con i capelli da emo, delle smart pubblicitarie, delle mini condotte dalle fighette bolognesi, delle autoblù, dai taxi, delle utilitarie*, dei suv, dei furgoni, degli autobus, delle macchine delle forze dell’ordine e dei camion che ritirano la spazzatura.
Una canna nel vento è il pedone a Bologna. Un birillo al bowling. Una vittima consapevole che fiera attraversa le strisce pedonali, sperando di essere messa sotto e di avere dei testimoni, senza rimanere particolarmente offesa o, per lo meno, di salvare le dita che serviranno per i soldi ottenuti dall’assicurazione.
In bici le cose cambiano sensibilmente. Si passa con una pedalata dalla parte dei cattivi. In bici diventi automaticamente un delinquente, più che altro un bulletto di periferia, un proprietario di suv in nuce, con la stessa maleducazione ma con un mezzo che un suv lo sbriciolerebbe con una flebile retromarcia. In bici si va contromano, sotto i portici, ci si infila tra gli autobus, si va veloce per poi inchiodare al primo pedone che legittimamente attraversa la strada ma con la presunzione di essere dalla parte del giusto. È giusto evitare i maledetti ciottoli di Piazza Santo Stefano e sfrecciare sul manto liscio della via, è giustificabile andare contromano per fare tagliare tra i vicoli e l’avere una bici sembra conferisca il dono dell’immortalità, se si ha la presunzione di scamparla facendo la gimkana tra un autobus e l’altro. Ma la guerra tra il pedone e il ciclista è una lotta tra poveri. I giochi si fanno sui mezzi più grossi, lo sguardo è ben più alto e sicuro come Gulliver con i Lillipuziani. Comunque la bicicletta per quanto ti renda un ridicolo teppista metropolitano, è il mezzo più rapido e veloce per girare nel centro di questa città. Sempre che la vita, e un po’ più di senso di responsabilità, ti conceda la possibilità di raccontarlo.

* nelle ore diurne, le più pericolose, non sembrano girare macchine “normali” di media grandezza perché gli uomini, generalmente possessori di suddette vetture, di giorno non girano. Girano solo morti di fame, colf, signore impellicciate e politici con l’ autista.

Herry?

16 dicembre 2008

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Un altro pezzo d’infanzia che se ne va. E’ morto pure Derrick anche se puzzava di muffa già quand’ero piccola, quando, se non sbaglio, tutti i lunedì in casa mia si guardavano questi tedeschi mostruosi che avevano proprio Derrick come paladino della giustizia. Herry mi pare che avesse avuto problemi con la giustizia, si vedeva che era un po’ più frizzantino, ma non mi sarei mai immaginata che Horst in 85 anni avesse avuto tre mogli. Io, da piccola ma anche adesso, pensavo che fosse l’uomo più brutto del mondo. E comunque, l’aria da ragioniere ce l’ha sempre avuta. Leggere la bio.
Una prece anche per Horst.

Raffaella_Carra-Tutto_Carra-Frontal… e mi dice che il matrimonio è come la Divina Commedia al contrario, prima viene il Paradso, poi il Purgatorio ed infine l’Inferno. Il matrimonio perfetto, afferma, esiste solo negli annunci matrimoniali. E se lo dice la Raffa…

Sono drogata

12 dicembre 2008

zucchero-wikipediaStamattina, come tutte le mattine, mi sveglio al suon dei vaffanculo che si lanciavano i miei adorati vicini di casa. C’è chi nella sveglia c’ha le melodie, chi la gallina coccodè, chi la radio. A me è toccato il vaffanculo di un figlio adolescente alla madre. Io alla mattina quando mi sveglio non capisco nulla, sono solo una zombie che si mette la vestaglia di Hello Kitty e va verso il suo angolino cottura. Accendo la radio e la macchina del caffè. Ancora con l’occhio a fessura vado in bagno e torno a prendere il mio caffè, cui aggiungo una bella quantità di latte, nel mio tazzone verde acquistato il 2 Ottobre del 1999 al Bargain Store di Edimburgo. E a questa bevanda che,  in pochi minuti, mi oleerà le sinapsi al cervello io aggiungo 7/8/9 cucchiaioni di zucchero. Il primo sorso di questa melassa ha un magico effetto. Sgrano gli occhi e posso mettermi al pc, capendo ciò che leggo. Come stamattina, quando aprendo la home page di Repubblica.it mi trovo la notizia che da tanto tempo sospettavo: lo zucchero, se assunto in dosi massicce, dà dipendenza. Lo equiparano all’alcol e alla cocaina. Mi viene un po’ d’ansia… Oddio, io abito a Bologna… Aumenta l’ansia… Non è che Cofferati ne vieterà l’uso?

Che carino!

10 dicembre 2008

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Un po’ di tempo fa, il mio amico Leo Mantovani al bar si mise a disquisire sull’uso dell’aggettivo "carino" dicendo che non c’era nulla di positivo in questo. Sosteneva che dire "che carino" non sa di niente, non vuol dir nulla, anzi diventa quasi una presa per il culo. Qualche giorno dopo, Stefano Benni, all’Università, disse ai ragazzi dell’Onda di diffidare da chi definiva qualcosa "carino". Nel giro di un paio di settimane mi sono posta un problema su cui mai avevo riflettuto nella mia vita. Mi sono messa a riflettere sull’impiego di questo aggettivo che io uso a mani basse. "Che carino" a me fa tenerezza. Un ragazzo può essere moooolto carino e se una donna lo dice, non è l’equivalente maschile di "quella lì ha dei begl’occhi" o "è molto simpatica" che tradotto vuol dire che è un cesso. Che carino per me è l’equivalente di quel "so cute" anglosassone, fa tanto Cioè, è l’omologo timido di "è un figo pazzesco". Il disprezzo del carino è forse una questione generazionale o sono io che sono rimasta alle medie?