rita-levi-montalcini1Ho ascoltato l’intervista della Rita Levi Montalcini da Fazio. All’età di 3 anni, dopo che il padre ingegnere le buttò via il suo adorato cappello con le ciliege, che mai si sarebbe sposata nè avrebbe fatto dei figli. Perchè mai un uomo, ingegnere per giunta, doveva decidere della sua vita. Fatto sta che che la Rita, sia che sia ancora illibata sia che abbia masticato più ca**i che bistecche in laboratorio, è arrivata a cent’anni, ha vinto un Nobel, riesce a dormire un paio d’ore per notte, aiuta le donne africane cui non è permesso studiare ed è sicuramente più lucida di me, che tuttavia non sono un buon termine di paragone.
Nessun uomo in giro per casa a seminare casino, nessuno che le invecchiava di fianco, che le chiedeva di aiutare a leggere quando al presbiopia avanzava, nessuno che le chiedeva le cose 10 volte, nessuno che la tradiva etcetc. Lei è invecchiata/non invecchiata da sola e sembra star bene. Almeno ha il Nobel a consolarla. Noi donne "ordinarie" che facciamo finta di non volerlo un uomo ma che lo vorremmo da morire, con cosa ci consoleremo? Con il trofeo delle bocciofila?

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Desiderio timido

17 aprile 2009

Stelle

L’altra sera a cena con amici si parlava di desiderio. C’è una scuola di pensiero abbastanza nutrita che sostiene che, se qualcuno desidera intensamente qualcosa, alla fine la ottiene. Questa tesi è un po’ che la sento, c’è gente che sarebbe pronta a scommetterci la madre sul fatto che ciò sia possibile. Etimologicamente, “chi desidera” erano i soldati che la notte aspettavano i loro compagni dalla battaglia, quindi il significato è “stare sotto le stelle ad aspettare” (de sideribus). C’è il senso dell’attesa, nel desiderio, una tensione all’infinito di una pulsione che vorrebbe essere finita. Ma bisogna desiderare bene, mi hanno detto. Occorre prendere bene la mira sennò si rischia di ottenere ciò che si desidera ma di segno opposto oppure manchevole di un pezzo, quello fondamentale, e ci ritrova dopo tempo a ridere della propria sorte. Un amico ha argomentato con la barzelletta di quello che va al ristorante ed ordina ogni ben d’iddio con 40 modelle bellissime, pieno di soldi e un pappagallo sulla spalla. Aveva la possibilità di esprimere 3 desideri: donne, soldi e un uccello vorace e, proprio su quest’ultimo, non si era espresso benissimo. Occorre concentrarsi bene per scampare l’uccello vorace – quello volatile – per ottenere l’uccello di ben altro goloso.
Io, da qualche tempo, non penso ad altro. Temo di non essere in grado di desiderare, per lo meno con quella pervicacia. Io ho il desiderio timido. Me lo immagino bianco e brufoloso, che non va al mare perchè non si vuole mettere in costume, che non va alle feste e, se ci va, temporeggia bevendo spuma o porta i dischi così gli altri potranno ballare i lenti. Sì, sì. Io ho un desiderio nerd. Ma è ora che ‘sto sfigato sbiadito si dia una mossa ché il suo involucro non può mica aspettare tutta la vita! Il mio desiderio ha bisogno del Topexan.

Io non do un euro

16 aprile 2009

senzatitolo1da9L’altro giorno ha fatto un gran baccano mediatico l’articolo del giornalista messinese Giacomo Di Girolamo sulla sua provocatoria mancata solidarietà ai terremotati dell’Abruzzo. L’articolo, passato di profilo in profilo grazie al tam tam, iniziava proprio così "Io non do un euro", alludendo ai messaggi da inviare. L’articolo è stato prontamente ripreso da Adriano Sofri su Repubblica dalla prima pagina. Ma il titolo si era trasformato in "Io non dò un euro".
Sconcerto, raccapriccio.
Non era un episodio isolato. Quel dò è rimasto accentato per tutto il pezzo. Per un attimo credevo che fosse un modo per prendere in giro il De Girolamo, visto che già mi avevano segnalato due errori (beneficienza e un altro che non ricordo) come per dire "pontifichi tanto ma impara l’italiano!". Poi ho pensato che fosse una trascrizione letterale del pezzo ma, sorpresa, di De Girolamo aveva scritto do senza accento. Ho cercato su internet alla ricerca di una risposta al mio quesito linguistico. E non ho trovato una risposta soddisfacente.
Io ora chiedo a voi. Do si scrive con o senza accento?

Lavoro per il mio futuro

14 aprile 2009

lead-free-lipstick2-lgUna ricerca dell’Università francese di St Etienne ha dimostrato che mettere il rossetto tutti i giornio migliora l’equilibrio e che i vantaggi si vedranno nella terza età. Questo quotidiano gesto preverrebbe quelle cadute rovinose, e spesso mortali, di quando si è avanti con gli anni.
Io, che tra bici e da in piedi, quest’anno sono caduta 3 volte e metto il rossetto più e più volte al giorno, spero di prevenire almeno le cadute più pericolose di quando sarò vecchia. Se c’arrivo.

torta_nuzialeMentre giro sui portali di informazione per informarmi sul terremoto, leggere, selezionare ciò che voglio sapere e come, incappo in questa notizia drammatica.
Pare che a millantare mal di testa per non doversi sottoporre ai doveri coniugali adesso siano gli uomini e non più le donne. La maggior parte dei matrimoni americani sarebbero "bianchi". Gli uomini non scopano più con la propria moglie – si sa quello che combinano fuori – e la colpa di chi è? Delle mogli, ovviamente.
Le donne sono accusate di:
– essere prive di fantasia;
– essere ribelli alle pratiche più ambite (pare che Alberto Stasi abbia ammazzato Chiara Poggi per questo motivo);
–  essere troppo aggressive e inclini al giudizio;
–  sottovalutare professionalmente e "genitalmente" il compagno.
Inoltre, c’è il porno, e molti uomini non sono più interessati alle mogli perchè ingrassano.
Ormai gli uomini alle palle ci possono comodamente attaccare le chiavi della macchina. Ad altro non servono più.

pesciolinoEbbene sì, era un pesciolone d’aprile. Io son sempre io, son sempre zitella, non mi riprodurrò a breve ed non chiudo nulla. Scrivo meno, è vero, ma non per felicità ostacolo alla creatività, ho solo meno tempo e meno cose da dire. Ho solo cercato di dar sfogo alla fantasia e ho provato a mettere in bocca ad un fantomatico lui delle parole che oramai non si sentono più neanche su Beautiful.
Tutto uguale, tutto come prima. Era solo il 1° aprile.

Finalmente

1 aprile 2009

sw_kissHo una notizia incredibile che ha anche un  risvolto molto doloroso.
Ho finalmente trovato il Principe Azzurro, la persona giusta, quello con cui vorrei fermarmi, far famiglia, progetti, quello con cui dividerei la mia dimora. Quello per cui rinuncerei al mio prezioso, e finora strenuamente difeso, status da single. Un uomo per cui ho il desiderio di essere geisha e badante al tempo stesso, una persona che mi basta guardarla negli occhi per capire cosa pensa, qualcuno che mi fa morir dal ridere anche se spesso, motivi per cui ridere, non ce ne sono. Ho capito che era la persona giusta quando ho sentito gli effluvi di energia che mi emanava, solo sfiorandogli il ginocchio. Per lui è la stessa cosa, me lo ha detto e lo so. Lui non capisce dove finisce lui e dove inizio io, dice che siamo una cosa sola, che non può prescindere da me, che ci apparteniamo e che lo rendo felice. Ha detto che vuole un figlio da me e, ora che le condizioni me lo permetteranno, sarò lieta di farlo con lui. E’ la persona giusta, lo so.
E perchè lo so? Perchè questi anni di blog mi sono serviti tanto, perchè il blog è stato terapeutico, perchè ho visto i miei limiti e, invece, di vederli solo come un difetto, da lì son partita per farne ricchezza. Ho trasformato una criticità in opportunità, come si dice spesso nel mio ambiente lavorativo.
E perchè lo dico proprio sul blog, io che non ho mai parlato dei miei casi? Qui sta il risvolto doloroso. Ho deciso di chiudere il blog, non ha più senso tenerlo aperto. Voglio seguire l’esempio di Maso e di Fede Mello. Di cosa potrei parlare? Di come sono felice? Sarei stucchevole. Delle gioie della mia futura maternità? Per quello, c’è già chi ne parla.
Per ora ho deciso così. Del resto questo spazio era già stato definito un "fu blog". La felicità, si sa, spesso non è creativa.
Vi bacio e vi abbraccio forte. Per le news, seguite i miei status su Facebook.