Un decennio a basso costo

31 dicembre 2009

Navigando su internet, tutti si affannano a stilare classifiche, miglior libro, miglior disco, miglior band, miglior film. Io non riesco ad avere una lucidità tale da ricordarmi qualcosa di veramente memorabile perchè gli anni passano e io tendo, purtroppo, a dimenticare in fretta.
Ma cosa ha distinto gli anni 00 dagli anni 90, i primi anni della mia lucidità, lo so bene, lo so da anni.
Il low cost, la possibilità di avere tutto a prezzi accessibili, per quanto mi riguarda è stato il tratto distintivo degli anni 00. Con pochi euro, in questo decennio, tutti si son potuti permettere voli, vestiti, tecnologia, comunicazione che prima costavano salati ed ora si arraffano un po’ dappertutto, on line e off line.
Il discrimine per questa consapevolezza per me è il 1999, anno in cui partì per l’Erasmus a Edimburgo. 9 mesi lontano da casa per studiare, per imparare l’inglese e per impreziosire il curriculum. Un’esperienza molto costosa per la mia famiglia ma superata, non certo senza difficoltà.
Volare a Edimburgo costava botte da 800.000 lire. Questo mi ha permesso di far ritorno 2 volte nel corso dei 9 mesi e, data l’entità del biglietto, di non ricevere visite perchè la meta era sì suggestiva ma forse non meritoria di quella spesa. Nel 1999 viaggiare costava, quelle lire erano sempre ben ponderate e spese dai 20enni nella stragrande maggioranza dei casi in estate.
Nasceva l’esigenza di sentire le persone lontane e il telefono era un salasso. Probabilmente stretta da un cordone ombelicale troppo stretto con mia madre, ero solita chiamare spesso, quasi quanto faccio ora che sono a Bologna.
Presi il cellulare a marzo 1999, un motorola ovetto cn uno dei primi contratti di Wind. Se non sbaglio quel telefono che, tuttavia, mi durò 4 anni (l’obsolescenza tecnoilogica è anch’essa molto mutata in 10 anni) lo pagai 600.000 lire ma almeno con Wind non ho pagato praticamente nulla per più di un anno. Il cellulare però solo dopo Pasqua ha cominciato a ricevere sms degli amici lontani. Mia sorella e neanche mia madre lo possedevano.
E internet neanche a parlarne. Feci l’account di Hotmail in quel settembre, poco prima di partire. Pochissimi tra i miei amici all’epoca avevano la mail. A quel tempo chiesi a chi me lo fece come fosse possibile vedere la posta dal computer dell’Università e poi da Edimburgo. A quei tempi brandivo il mouse come un telecomando.
A cavallo tra il 99 e il 2000 si spedivano ancora missive di carta e a Natale si regalava ancora la carta da lettere. Mia madre mi spediva tenere lettere strazianti di chi aveva una figlia lontana, afflitta dalle difficoltà, in un mondo in cui la Scozia era ancora lontanissima.
Mi spediva le foto, quelle stampata dalla pellicola che si andavano a sviluppare. Sviluppo che aveva un costo, francobollo che aveva un costo, buste per spedizione via aerea che non so neanche se esistono ancora. Pochi giorni fa ho acquistato un portafoglio con quella fantasia a mo’ di ricordo di questi dieci anni passati e di tutti i cambiamenti che hanno velocizzato la nostra vita, a tratti anche peggiorandola un po’.
Non avevo un personal ccomputer. Andavo giorno e notte ai lab dell’Università ad interrogare la casella di posta elettronica che mi portò nel primo trimestre anche notizie che mi fecero soffrire molto, che mi fecero ingiustamente sentire un esule martire per cercare di strappare un futuro migliore.
La Cina era ancora lontana. Un amico si specializzò sulla storia di quel paese e condivideva con noi le sue scoperte su un paese che ancora ci diceva poco o nulla, specialmente a noi italiani poco usi a vedere occhi a mandorla in giro per le strade.
I vestiti erano ancora costosi. L’acquisto di un paio di Levi’s era un evento epocale. Gli ultimi li pagai 130.000 lire frutto di una promozione al supermercato (come il cappottino di velluto che ancora a volte indosso). Chi l’avrebbe mai detto che adesso i vari Zara e H&M ci avrebbero vestito degnamente con poche decine di euro, permettondoci piume e paillettes e jeans in copiosa quantità?
E le scarpe io ne avevo poche. Poche paia da gestire in ogni occasione e ho 33 anni e non ero la protagonista del Libro Cuore.
Penso a tutto questo mentre osservo con la coda dell’occhio 4 ventenni sul mio treno dirette a Bologna per passare il Capodanno. Ascolto alcune loro parole e sento che parlano di Ryanair, di andare a Londra un weekend, di internet e di Facebook. Ad una mancano le calze e qualcosa da mettere domani. Per l’occasione farà un salto da H&M, anche in quello di via Ugo Bassi che ha aperto da poco. Hanno computer portatili, cellulari di ultima generazione. Una aveva 60 euro nel conto corrente. La madre si è incazzata e poi ha provveduto.
Le guardo come una reduce, come una che ha fatto la guerra. Le guardo anche con un po’ di invidia, per tutte le opportunità che hanno e che forse non sapranno sfruttare perchè è tutto così a portata delle loro mani.
Poi mi guardo indietro, scorro velocemente tutti gli anni 00, tutto quello che ho sudato per avere quello che ho, fosse anche il pc dal quale sto scrivendo, i pantaloni di Zara che sto indossando o uno dei miei lavori, e mi sembra tutto improvvisamente lieve.
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15 Responses to “Un decennio a basso costo”

  1. Matte Says:

    I Levi’s costano ancora 85 o 90 euro, cmq

    • aeiouycostumesocieta Says:

      Da quando posso prenderli in svendita da HM o il qualche altro tempietto del low cost a 11 euro per me non è più un problema.

  2. emi Says:

    quanto concordo con quanto hai scritto…

  3. Taxxo Says:

    gli anni 00 ci hanno regalato le nuove piazze virtuali dei blog.. si è conosciuta tanta gente… a volte “sempre meglio che un calcio nella palle”, altre volte molto peggio.
    nel bilancio ci metto pure quello, oltre al passaggio di saturno (che effettivamrente mi ha fatto scremare le “amicizie”).

    il resto è noia… io le lettere le mando ancora.
    poi non mi rispondono, spaesate.

    io tifo per il ritorno alla barbarie anni 80

    • aeiouycostumesocieta Says:

      Io mi sono evoluta: mando le scansioni delle lettere di carta. Un mix tra vecchio e nuovo, l’ultima frontiera del vintage.


  4. Soccia che bel post: te non scrivi spesso qui, ma quando scrivi, scrivi delle cose stupende.
    Mi hai fatto venire in mente che la mia impiegata ventenne, una volta che mi ha sentito parlare di musicassette, mi ha guardato come se avessi tre occhi.
    Mi sono sentita Matusalemme.
    Felice 2010 cara!

    • aeiouycostumesocieta Says:

      Grazie 🙂 Devo dire che sono diventata molto riflessiva e quello che scrivo è più ponderato e vissuto…
      Buon anno anche a te!

  5. Abaluus Says:

    Io sono partita nel 2000 per l’Irlanda. mi ricordo che arrivavano le lettere nella buchetta del giardino, e a volte il postino le faceva scivolare sotto la porta. Mi ricordo che avevo un account email-kataweb-(ma esiste ancora?) e per controllarle dovevo andare in un internet caffè con annesso tavolo da biliardo. Accedere a internet mi sembrava una magia, ora è quotidiana amministrazione.
    Beh, se penso che a mia nonna faceva strano usare il bancomat, direi che tutto torna..

  6. maude Says:

    Se tutto costa meno perchè stamo tutti lo stesso senza nà lira? La risposta è insita in rebus….direi….e credere davvero nel low cost è come credere visceralmente al biologico, alla new economy e alle cazzate planetarie che i sociologi della conoscenza o dell’economia infiocchettano di nuovi bellissimi epiteti…per mettercelo in culo di nuovo….
    io lo so che sono come quella nota attrice dello spot del panettone Melegatti ’90 : “demotivata e miscredente” ma non ne posso fare a meno dato che la mia è e sarà un generazione di reduci delusi.

    Maude

  7. Mix Says:

    “A quei tempi brandivo il mouse come un telecomando”.
    Io quando devo spiegare a qualcuno quanto può essere traumatico l’impatto col mondo della tecnologia e in particolare con quello dei computer faccio sempre un esempio dei tempi dell’università.
    Nella casa di Via del Carro noi eravamo tutti spippolatori: a partire dall’informatico vero e proprio con tendenze nerd fino al più distaccato di noi, la confidenza coi pc in quella casa era enormemente al di sopra della media nazionale, tanto che svariati amici e personaggi venivano a chiedere consigli, chiarire dubbi, pregare aiuto.
    Un giorno arriva questa nostra amica e vicina, oltretutto marchigiana, e non si può negarle assistenza nemmeno se ci fosse in tv una puntata inedita dei Simpson: deve affrontare il mondo del computer. Non ricordo i particolari, ma ricordo che fu messa a diretto confronto con la macchina: sedia scomoda, davanti a lei monitor, tastiera e mouse. Quest’ultimo è l’oggetto del vero contatto, quello che nei manuali è la “periferica di input” e che i moderni sistemi operativi hanno eletto estensione dell’arto umano. Un pezzo di plastica con dentro una pallina, due tasti, un cavo che va a nascondersi dietro, verso quello che è il vero cuore del pc.
    Prende il mouse in mano. Non è semplicemente impacciata, c’è qualcosa di più. La guardiamo muovere il mouse con gesti adatti a un telecomando, a un dittafono, a una calcolatrice tascabile. Non è semplice inesperienza, è qualcosa di diverso. il mouse volteggia, striscia, vira, impenna; lei lo guarda, guarda il mouse, non il monitor. Noi guardiamo anche il monitor, la freccia di Bill Gates rubata all’Apple impazzisce sullo schermo, come se un virus fosse riuscito a penetrare quelle poche difese che all’epoca erano necessarie per non correre grandi rischi.
    Non è incapacità la sua. E’ semplicemente come Alice che deve gettarsi nella tana del Bianconiglio. Sta per scoprire un intero nuovo inusitato universo e un attimo prima di affrontarlo oscilla sull’abisso, prima di fare il passo. E’ la soglia che c’è fra il gesto fisico e quello digitale, l’instaurarsi di una nuova connessione neurale, lo spalancarsi di grandi possibilità e anche di grandi rotture. Da persona stava diventando avatar.
    Poi la situazione direi che è nettamente migliorata, visto che quella ragazza gestisce questo blog 😉
    MX


  8. Fantastico!
    E il buon proposito per l’anno nuovo è vederti usare il touchpad, che ne pensi?
    Baci baci e buon veglioniZZimo 😉

  9. maude Says:

    io confesso che quando scoprii il tasto destro del maus era già troppo tardi, mi laureai infatti con un herpes gigantesco…

  10. giulio Says:

    complimenti, gran pezzo


  11. sono l’unico a non aver percepito gli anni zero come un decennio?

  12. Goscartan Says:

    Che inchiappettata gigantesca questo low cost…


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