L’infinito

27 febbraio 2010

Io non tollero l’idea di infinito. L’infinito è qualcosa che non sappiamo e che non possiamo conoscere. È imponderabile, inafferrabile e, per me, insopportabile.
Fin da piccola detestavo lo spazio, i pianeti, le galassie e i buchi neri ma mi piaceva la Luna, così lontana, così vicina perché l’uomo vi aveva lasciato la propria impronta.
Ho sempre detestato la matematica e tutte quelle possibilità. Una sera, avrò avuto 8 anni, mi ricordo che presi un foglio e cominciai a scrivere i numeri, uno dopo quell’altro, tentando di arrivare all’ultimo perché non riuscivo a rassegnarmi all’idea che i numeri non finissero mai.
L’infinito presuppone la fiducia, l’abbandonarsi, l’uscire da se stessi. L’ infinito è qualcosa che non si conoscerà mai, che non si tocca. L’infinito è non poter toccare il fondo nel mare, è non dominare la velocità, è alzare il naso all’insù per poi rapidamente guardare giù.
Razionalità contro irrazionalità. Paura contro coraggio. Fisica e metafisica.
L’infinito non è il corpo, non è dominio sulle cose.
L’infinito è la possibilità della scelta, un incrocio di più strade. Un viaggiare senza mappa.
L’aria, l’acqua, la profondità.
Una vertigine.
Un occhio rivolto al di là di “quella siepe che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude” e una mente in grado di dolcemente naufragar in questo mare.

L’infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.
Giacomo Leopardi

Annunci

Cinica e Narciso

5 febbraio 2010

– Non lo conoscete Dente? A me piace molto. Sono stata ad un paio di concerti… Presto sarà di nuovo a Bologna.
– Ma è quello del Premio Tenco?
– Sì, proprio lui. Vi faccio ascoltare questa qua, bella – per me – forse tanto quanto “Enjoy the Silence”. Dice parole meravigliose, parole che vorresti che un uomo ti dicesse.
…. Questa donna non è una donna. Questa donna è un miracolò, per il modo che ha di morire e poi rinascerè. Di moltiplicare i baci, starmi accanto anche quando è a casa sua. Far muovere i miei occhi, di capire tutto ciò che ho. Dammi tutto quello che non ho. Di non sapere che non è una donna, di non sapere che è un miracolò. Ninninninniriri…
Bella…
– Sì, molto…
– Ma sarà così romantico anche nella vita reale o lo è solo nelle canzoni?
– Mah… Non so se esiste un uomo che dica queste cose. Che poi, magari se è così sdolcinato magari ti rompe anche le palle dopo un po’…
– Dipende…
– Che poi un uomo te le può anche dire ma se lo fa lo fa per se stesso, per puro narcisismo. Perché in quel momento ci sta. Magari le pensa pure ma poi si scorda. Non sanno, ahiloro, che le donne si ricordano…
– Hai ragione. Anche per me è solo una questione di narcisismo.
–  Hai visto come siamo diventate ciniche? Cosa ci è successo?
– Eh… (sospiro).
– Il mio cinismo è diventato quasi patologico. L’altro giorno un’amica raccontava che mentre andava al lavoro, ha visto un uomo cui aveva preso un malore lungo la strada. Probabilmente era morto. La moglie, che era con lui, tentava di rianimarlo. Gli diceva “Amore! Amore! Svegliati!” ma lui non si riprendeva. Dice che è stato molto brutto ed anch’io, ammetto, che mentre me lo raccontava ho provato empatia per questa donna cui era appena morto per strada, all’improvviso. Ma poi, finito l’attimo sognante, ho girato lo zucchero nella tazzina del caffè ed ho pensato a voce alta “Magari lui la riempiva di corna e lei dentro casa non lo poteva veder più neanche camminare!”.