Il tubino nero

16 novembre 2010

Da qualche giorno sono ritornata in possesso di un libro cui sono molto affezionata. L’avevo trovato per caso in una libreria, ce n’era rimasta una sola copia. Mi piacevano il titolo, il formato, il fatto che fosse molto breve e soprattutto la scrittrice. Il titolo era très chic, “Il tubino nero” e l’autrice ancor di più, Françoise Sagan, di cui lessi durante l’adolescenza “Bonjour Tristesse”, cui nel 1969 era stato commissionato un intero numero di Vogue. In poche pagine, meno di un centinaio, sono condensate una serie di ritratti deliziosi, il pensiero dell’attrice su abiti, uomini, amore e altre donne.
Il mio libricino è pieno di post it e sottolineature perché non volevo che certe cose che avevo letto scivolassero via. Per questo motivo mi piace l’idea di appuntarle qui.

Non ci vestiamo per fare colpo sulle altre donne o per fare loro rabbia. Ci vestiamo per spogliarci. Un abito è davvero un abitosolo quando un uomo ha voglia di potervelo togliere. E dico togliere, non strapparlo via con grida di orrore.

Si dice che una donna si veste per il suo entourage, per gli uomini, per gli amici. In realtà è per sé che si veste. Per sentirsi bene e per avere un atteggiamento di conquista che le dà davvero l’impressione di essere in forma. Ma ci sono dei giorni in cui ci sentiamo giù e qualunque cosa indossiamo ci vestiamo in modo sbagliato. Meglio scegliere un vecchio maglione, o una vecchia gonna. Insieme a questi vecchi complici sappiamo che passeremo più o meno inosservate, ma ci sentiremo a nostro agio.

Poi mi chiedo per quale motivo il riso, per quanto piacevole sia, rimane sempre così innocente? Perché lo è. Non ci vergogniamo mai veramente di ridere: perché? Il riso è involontario (o può esserlo), senz’altro, e a volte ci vergogniamo di inciampare nelle lacrime, o nel sadismo – pulsioni altrettanto involontarie. Ma non possiamo vergognarci di ridere; perché ridere è una reazione trionfante. Nessuno può avere ragione su qualcuno che ride, né può averla vinta. E inoltre, nessuno può ordinare, far scoppiare o far smettere le risate degli altri (grazie a dio). E sappiamo bene che qualunque terza persona , testimone di una risata che, o per ignoranza o per incomprensione, non condivide, trasforma automaticamente questa risata in una risata in una risata irrefrenabile; e che il suo imbarazzo, la sua frustrazione e il suo fastidio, trasformati in vera umiliazione, lo gettano in una di quelle rare situazioni dove l’unica via d’uscita è la fuga.

Il riso è anche uno dei principali segni rivelatori in quella inchiesta senza omicidio che è la gelosia dei gelosi nati. Personalmente non faccio parte di questa razza così sofferta che essi rappresentano. Mi è successo di vedere qualcuno che amavo un po’ con esclusività, parlare intensamente con un’altra persona, o sussurrarle qualcosa che non potevo udire, senza provare la minima inquietudine; invece, devo dirlo, sentire questo qualcuno ridere con qualcun altro di un riso allegro, pieno e fiducioso che io e lui condividevamo da soli fino a quel momento, mi ha sempre allarmata: se queste due persone che ridono avevano già ceduto insieme al piacere condiviso e sensuale del riso, perché non avrebbero potuto cedere ad altre  inclinazioni meno innocenti e più profonde?

Françoise Sagan “Il tubino nero”, Barbès Editore.

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