Parole

31 dicembre 2010

Sto per archiviare il 2010, un anno tondo. Mi guardo indietro e cerco di ricordare come è andata ma la fretta del quotidiano mi sa che ha spazzato via tutto. Non perché gli ultimi 365 giorni siano stati da dimenticare ma forse perché è meglio rimanere proiettati verso il domani.
Però so che è stato un anno di parole.
Di parole dimenticate, di parole imparate.
Di parole scritte, e tante.
Di parole parlate, altrettante.
Di parole tolte.
Di parole regalate, in alcuni casi restituite ma in nessun caso buttate.
Di parole che hanno raccontato la  vita, ogni giorno.
E per il 2011 spero di imparare ancora e di più, spero di avere ancora interlocutori, persone che ascoltano e che discutono, persone che magari non sono d’accordo ma che ti offrono l’occasione di crescere.
Movimento, fremiti, fermento come l’acqua che bolle. Curiosità ed entusiasmo, sale della  vita. Ecco quello che auguro a tutti – e a me – per l’anno nuovo.

Ansia Natale

20 dicembre 2010

Ecco, mancano 5 giorni e io sono ancora in alto mare. Accompagno gli altri a fare i regali poi per me non ho risolto un cacchio. Giro con la lista, mi spacco la testa ma non vengo a capo del mio rompicapo natalizio. In lista gente a cui dono da 30 anni, alcuni 20, altri 10. Le nuove conoscenze non le abituo al supplizio.
E poi i brindisi e le feste. Che cazzo ci facciamo gli auguri che tanto ci vediamo tutti i giorni e dopo pochissimi giorni, purtroppo ci rivedremo. Perché non ci regaliamo un po’ della nostra sana assenza? Giusto per apprezzarci di più a gennaio.
E poi tornare a casa con il treno che nel 2010, dopo 15 anni di su-e-giù, non si riesce a fare un viaggio comodo, pulito, puntuale, caldo.
E i bagagli, e i regali, e le mutande (un anno sono scesa senza biancheria intima), e i trucchi (un anno sono scesa senza trucchi), e le lenti e il liquido (un anno sono scesa senza lenti e liquido) e quella borsa carina che si abbina con quelle scarpe e con quella giacca perché se a Bologna ci tengo perché ho tutto qui, non capisco perché giù mi dovrei vestire da boscaiolo.
Di tutto lo spirito natalizio adesso mi rimane solo l’ansia. Ansia da regalo, ansia da prestazione, ansia da saluto. Mi ricordo quando a fine novembre imboccai via Clavature e vidi le prime lucine. Che belle. La strada era vuota. Il freddo picchiettava le guance e mi riscaldava il cuore. Quando tutto era ancora lontano. L’aria di festa per me non va oltre l’8 di dicembre.
Quello era sincero spirito natalizio, gioia infantile in attesa di Babbo Natale. Ora, piuttosto, vorrei che Babbo Natale mi facesse da segretario e da personal shopper.

Mario Monicelli si è ammazzato buttandosi dalla finestra a 95 anni ma se avesse avuto una donna al suo fianco non ci sarebbe mai arrivato.

«Per rimanere vivo il più a lungo possibile. L’amore delle donne, parenti, figlie, mogli, amanti, è molto pericoloso. La donna è infermiera nell’animo, e, se ha vicino un vecchio, è sempre pronta ad interpretare ogni suo desiderio, a correre a portargli quello di cui ha bisogno. Così piano piano questo vecchio non fa più niente, rimane in poltrona, non si muove più e diventa un vecchio rincoglionito. Se invece il vecchio è costretto a farsi le cose da solo, rifarsi il letto, uscire, accendere dei fornelli, qualche volta bruciarsi, va avanti dieci anni di più».