La morte di Patrick Swayze rappresenta in un certo modo la perdita dell’innocenza, il duro approccio con la realtà, la fine dei sogni da adolescente. Se ne è andato il protagonista dei pomeriggi di quasi tutte le adolescenti della mia età, che ha influenzato, purtroppo, la nostra visione romantica delle cose, un ideale di maschio e d’amore che di lì a pochi anni sarebbe stato massacrato dalla realtà. Almeno ci resta in dvd di Dirty Dancing.

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A me di Mike non me ne frega praticamente niente. Tra lui e me non c’era mai stata empatia, non mi faceva ridere, mi sembrava autistico, autoreferenziale, autoriferito, egocentrico, egocentrato, egoista etcetc. Ovviamente, dopo che era stato trombato da Dudi, le sue quotazioni erano prontamente volate “sempre più in altooooo” ma alla fine quello che conta è che non sia morto Pippo Baudo che poi voglio andare al funerale o alla camera ardente o a quello che è e in questi giorni non avrei tempo.
Il mio pensiero, tuttavia, è presto volato alla Grappa Bocchino e a quel nome così equivoco e non compreso nell’età dell’innocenza – ah! beata ingenuità come quando gli adulti quando ci guardavano mangiare il Calippo e ridevano “sbalorditi” (uso l’aggettivo preferito di Noemi Letizia) – a Leolino che ormai c’avrà 50 anni e a lei, alla Daniela Bongiorno.
Io me la immagino in cantina, con uno dei suoi capi disegnati per la STANDA, a stappare una cassa di Grappa Bocchino Riserva, quella delle grandi occasioni perchè finalmente quell’incartapecorito del marito, appunto, s’è volato “sempre più in alto” e lei può “cadere sull’uccello” di chi le pare adesso, proprio come la signora Longari (che poi pare che non l’abbia mai detto).
Brava Daniela, goditi tutti i soldi che te li meriti. E Mike, mi raccomando, riposa in pace che quaggiù c’è una prece pure per te.