n39720401839_5635L’amico Brizzi domani festeggia il compleanno facendo uscire il suo ultimo libro La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco. Non entro nel merito del libro o di quello che ci sarà scritto perchè, per ovvi motivi, non l’ho ancora letto ma mi soffermo su un altro tema: i gusti musicali bolognesi vs i gusti musicali di quelli delle parti mie.
Perchè lo dico? Perchè io qui mi sento un’aliena con la mia adolescenza a suon di Luca Carboni e di Jovanotti quando i miei coetanei emiliani pogavano come delle bestie a suon di rock&roll. E soprattutto non ho alcun amore smodato per Vasco Rossi. Non ho mai posseduto neanche una cassettina, nulla. Canticchiavo solo le canzoni più famose e più pompate alla radio ma tutto finiva lì. Mi ricordo che affrontai l’argomento con una mia collega in uno di quei dannati viaggi verso Porretta. Lei mi fece capire quanto l’Emilia tutta fosse rock, che nei locali della sua adolescenza e di quella di tanti altri pompavano i Clash, per me famosi per i Levi’s, i Ramones e Iggy Pop, di cui ho scoperto l’esistenza nel ’96 con l’uscita di Trainspotting. E giù Biagio Antonacci (merda che confessione pesissima). Al massimo i miei compagni di classe amavano i, non mi ricordo manco il nome, quelli di Romeo and Juliet e uno che suonava la chitarra… Vado su Google… Ecco, i Dire Straits. Poi la scoperta di un po’ di movimento con un fidanzato che amava i Gun’s ‘n Roses, che mi sembravano tanto rumore ma ballavo i lenti con lui lo stesso sulle note di Don’t cry. Da me ascoltavano i Nomadi, De Gregori, forse anche Ivano Fossati ma io ‘ste gran schitarrate mica me le ricordo. Tranne alcuni amici miei che si facevano di metallo pesante e li sentivo parlare dei Metallica e degli AC/DC.
Ora la mia vita è un inferno. Troppa musca da recuperare. Mi lascio, tuttavia, erudire da appassionati rocker che si sono rassegnati al fatto che mi piacciono solo le canzonette di San Remo, da Carlo Lucarelli con Dee Giallo e dal dono di alcuni benefattori, Il dizionario del pop rock.

PS: e pensare che oggi avrei potuto pubblicare il terzo episodio (12)della saga con il mio parrucchiere ma non ne ho avuto voglia. Basti solo pensare che stavo per uscire conciata con una Cleopatra punk perchè Vuitton le sue modelle le ha volute tutte con quel taglio. E siccome io non sono nè la cantante di una band nè tantomeno una modella e manco possiederò mai un capo di Vuitton, gli ho detto di alleggerirmi la parrucca. Ovviamente non è quello che voglio, ma la ribelle frangia si stabilizzerà e tutto tornerà come prima.

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798861Stamattina il mio mal di testa ed io siamo usciti con gli occhiali da vista con cui non vedo una fava. Come sempre, il pakistano davanti casa mi guarda, io abbasso gli occhi e non lo saluto perchè sono una stronzetta, non posso salutare tutti sempre, e poi da lui non ci vado quasi mai, poi se diventiamo amici mi sento in colpa ad andare al Conad. Ma lui c’è, è sempre lì. Anche mamma ha detto che è più tranquilla a saperlo a mo’ di sentinella lì davanti, non si sa mai, lì, nel cuore pulsante del degrado.
Faccio uscire la bici dalla porta, appunto, e qualcosa mi appare diversa dal solito. Strizzo gli occhi e mi sembra di vedere delle méches bionde tra i capelli castano scuro del commerciante pakistano. Anche se lui, tutto sommato è abbastanza giovane, la domanda mi sorge spontranea: ma che cacchio accade agli uomini che ad un certo punto decidono di colorarsi i capelli, come facevo io da adolescente con quelle tinture nel lavandino? Non sanno che il sale-e-pepe è ben più apprezzato da noi donne? Bassolino ne parla pure nel suo sito (con un pezzo di un altro), mischiando tinta a politica. Prima di lui Santoro, con un colorino che pareva ‘na pentegana.
Questi uomini cercano di eludere il problema dell’età, diventano vanitosi, e pare non vogliano pensare che una volta scartato il pacco, quello che di sopra è colorato, di sotto rimane grigio. O si colorano anche lì?

Belli capelli

18 settembre 2008

jane_birkinChi legge questo blog sa che io ho una vera e propria ossessione nei confronti dei capelli, cui magari attribuisco un significato forse esagerato nella mia vita, o forse è solo un paravento, non lo so, di andare dallo psicologo non ho voglia.
Comunque, era da fine Maggio che non mi presentavo da un parrucchiere. Il tizio non capii subito quello che volevo e parlò di frangette mimetiche e caschetti. Io che volevo una frangetta per la a lui sconosciuta Jane Birkin uscì con una frangetta punk-rock ma andò bene lo stesso. La corta frangetta, nella sua crescita, è stata per tuta l’estate la frangetta che più o meno avrei voluto. E questo mi è bastato per ripresentarmi dall’artista.
Si ricordava di me e deve aver avuto un moto di orgoglio quando ha palesemente notato che non lo avevo tradito con nessun altro, in questi mesi. Mi ha fatto sedere e subito le sue veline mi sono venute attorno come delle mosche. Sempre gentilissime, peccato che io stavo ancora smaltendo le risposte agli auguri di compleanno e loro, con le loro offerte di riviste e caffè, mi stavano, di fatto, disturbando. La velina mora viene da me e mi dice "Ti prego, ricordami il tuo nome" e io glielo ricordo. Lei incalza "Tanto tu non ti ricorderai il mio nome…" e io "No, mi ricordo. Tu ti chiami P." e lei ci è rimasta di merda, ma almeno si è allontanata.
La velina bionda mi fa lo shampoo e non mi propone coloranti, riflessanti, ammorbidenti, e già mi sento sollevata che non mi inculeranno con qualcuno dei loro prodottini.
Mi fanno poi accomodare sulla poltrona e arriva da me il coiffeur con la faccia meno intelligente dalla storia dell’umanità. Ma le forbici le sa usare, e vaffanculo allo sguardo. "Allora cosa facciamo?". Io gli descrivo quello che avrei voluto, dicendogli che il suo errore di quella volta si era trasformato nella quasi frangetta dei miei sogni e che avrei voluto riproporre il miracolo ed evito di citare la Birkin e la Kate Moss nuova maniera. Mi fa asciugare i capelli dalla velina mora, vuole operare da asciutto "Per essere sicuro" mi dice. Torna dopo pochi minuti e il suo sguardo si fa acuto, quasi tagliente come le sue forbici. Non aveva ancora usato alcun aggettivo a sproposito e ciò mi turbava. Il suo silenzio mi faceva capire ancora meno cosa contenesse la sua testa ricciolona. "Taglio sopra la spracciglia?" ed io acconsento, nella speranza che mi faccia diventare la Kate Moss del Pratello. Lui taglia, mi riempie di peletti le lenti a contatto, mi chiede un parere. Ed ecco che mi ha fatto sì la frangetta sopra le sopracciglia ma mi ha incorniciato la faccia dentro un uovo di Pasqua, come quella volta e come si vede nelle riviste. "Guarda, non me la incorniciare così, non mi sta bene", ascolta la mia richiesta di simmetria, ricomincia a tagliare con precisione michelangiolesca, anche con un rasoio che moltiplica i fastidosi peletti che mi vanno nel naso e negli occhi e lui, finalmente, fa "Ho capito, la vuoi statica". Oh! finalmente ha usato uno dei suoi aggettivi cagati lì a caso! Oh! Finalmente la mia visita ha raggiunto il suo scopo, ascoltare il suo italiano creativo! Solo che improvvisamente mi è venuto da ridere ma non potevo perchè avevo le sue forbici negli occhi e la mia fragorosa risata sarebbe stata come scoreggiare sui coriandoli (modo di dire appreso ieri da ma e dalla Maude, che ci ha fatto molto ridere e che abbiamo deciso di inserire nel nostro vocabolario). Quindi mi son tenuta a fatica le risate dentro di me, ho atteso che lo scalpellino finisse di fare i due angoli retti ai lati della mia faccia, tanto che temevo che tirasse fuori i goniometro alla mia richiesta di regolarità. Apro gli occhi, la faccia da dentro un cerchio è passata dentro un rettangolo ma va bene lo stesso. Tra poco ricrescerà ed io avrò quello che volevo.

Hair

29 maggio 2008

hairSabato ho un matrimonio al quale mi volevo presentare con nuna testolina decente, dato che sono praticamente due mesi che non mi presento da un coiffeur. L’ultima volta, sono andata dal parrucchiere delle dive, che non mi ha soddisfatta e dal quale sono uscita con una frangetta molto corta, scalata e con qualche buco qa e là. Io lo capisco che lui ha una sforbiciata unica ma, secondo me, lui, per quanto bravo, non merita il fatto di 1) prendere l’appuntameto tre settimane prima 2) spendere tutti quei soldi 3) farci la strada.
Quando ho capito che il parrucchiere delle dive non mi avrebbe più avuta, ho cominciato il giro di consultazioni per trovare un nuovo centro di gravità permanente nella mia vita. Quando ho cercato il medico, la ginecologa, l’oculista e il dermatologo, garantisco che sono stata molto meno accorta nella scelta.
Passo in rassegna una serie di opzioni e mi lascio convincere dal mi giro gay, che nella mia vita è come una bussola, soprattutto nelle questioni di questa caratura.
Entro in questo salone e mi accoglie l’hair stylist in persona. Una faccia da decerebrato dall’accento meridionale, circondato da alcune veline molto carine e sorridenti. Mi accoglie con grande gioia, mi fa accomodare e mi comincia a studiare con il suo sguardo poco intelligente. Vado a lavare la testa e la graziosa ragazza mi dice “Ciao, io sono P. E tu?”. Approccio friendly, lo detesto. Io garbatamente rispondo ma non ne voglio mezza di stare ad argomentare con una perfetta sconosciuta. P. mi chiede se ho gradito il massaggio ma io non mi ero nenache accorta che quello che stava facendo fosse un massaggio, credevo che banalmente mi stesse lavando la testa ma forse adesso anche quel gesto del mestiere ha assunto un nome più glamour. P. mi fa un riflessante-lucidante, come gli ha detto l’hair stylist, che dice che non ho i capelli bianchi ma qualcuno ce l’ho, e poi mi lascia, salutandomi con affetto. Sarò stata insensibile ma P. non mi è mancata da quel momento in poi.
Mentre il riflessante posa, arriva l’hair stylist, che comincia lui con i convenevoli, i salamelecchi, il come ti chiami, io mi chiamo A. E nella mia testa da sistemare io pensavo “Ma che palle! Che cazzo vogliono tutti da me? Vaffanculo all’approccio friendly” e mentre penso questo, sorrido.
A. mi guarda e si vede che non è convinto del fatto che io volessi solo sistemare la frangetta. Comincia a sognare di sforbiciarmi dei caschetti o dei corti punk. Io lo ringrazio per la sua vis creativa ma gli chiedo di attenersi a ciò che gli ho chiesto perché i capelli li devo tenere lunghi perché non ho voglia di sopportare le invettive di mia madre e delle mie colleghe.
Lui comincia a favoleggiare sulla mia frangetta. Me ne vuole fare una anni ’70, bella piena. Mimetica, dice. Che cazzo avrà voluto dire con “mimetica”? Che me la voleva fare a chiazze come quella della Minetti in qulche San Remo fa? Che non me se vedeva? Alla Rambo? Forse non lo sapremo mai ma io boccio la sua proposta di farmi la frangetta che mi incornicia la faccia come un ovetto Kinder. Lui ci rimane male e coincia a chiedermi come volessi la benedetta frangetta. Io gli dico che la vorrei un po’ francese, che ne so, alla Jane Birkin o, quando vedo la sua faccia smarrita, più banalmente, come quella di Kate Moss. Io mi vergogno a fare questi esempi ma Cristo! Perché il mondo ha una frangetta decente e io non riesco mai a far capire le mie esigenze a questi che mi tengono in pugno con le loro forbici?
Comincia a tagliare, riconosce la mano del divo delle dive e mi chiede perché non ci volessi più andare. Argomento brevemente, poi lui mi chiede dove lavorassi.
“In Provincia”, rispondo.
“Sì, ma dove?” incalza A.
“Alla Provincia di Bologna”.
“Ho capito ma dove esattamente”.
“La Provincia, la Pubblica Amministrazione. L’ente intermedio tra il Comune e la Regione”.
“Ah! Ho capito! Lavori in Provincia ma sei un’impiegata comunale”.
“No. La Provincia è una roba diversa. La Provincia è quella che vogliono abolire. Comunque, non importa, non faccio nulla di interessante”.
E dentro di me pensavo “Taglia e non rompermi i coglioni!” e lui continua “Bho, la Provincia… Mai sentita nominare… E voi ragazze? Avete mai sentito parlare della Provincia?”.
Loro rispondono di no e fortuntamente questo siparietto si conclude per passare finalemente alla mia maledetta frangetta.
Mentre lui la smaneggia, gli faccio notare che volevo togliesse quell’”effetto caLotta” che faceva sì che la frangetta sembrasse applicata come un parrucchino. E lui mi risponde che l’”effetto caNotta” lo faceva per qualche motivo che non ho ascoltato, perché le palle che in questi momenti rimpiango di non avere mi erano scese lungo i canali sotterranei di cui Bologna è disseminata.
Mi faccio fare i capelli mossi, non più lisci, così per cambiare un po’. E arriva lui, A., a dare la sforbiciata finale. E mentre io ero pressocchè soddisfatta della frangetta, lui non comincia a fare delle punte a caso ed io mi ritrovo con degli sfuzzigoni che mi incorniciano il viso? Mi veniva da piangere… Perché lo fai, parrucchiere del cazzo? Perché non capisci che io voglio una stramaledettissima, strabanalissima, stratranquilissima frangetta regolare, geometrica, dritta?
Con un po’ più di savoir faire rispetto alla Madonne che recitavo nella mia testa, gli comunico il mio desiderio di regolarità. Lui dice che aveva capito che io non la volessi geometrica, che volessi del movimento… Capisce che satvo per esplodere, interviene e ripristina l’ordine sulla mia testa. La frangetta adesso è tranquilla, corta e a tratti un po’ punk. Tutto sommato posso dire di esser contenta, è il risultato quello che conta, lo so, ma mi domando pure questo: quando i parrucchieri ed io cominceremo ad avere un dialogo corretto, uno scambio sano del tipo A chiede e B risponde, io finalmente comincerò a capire anche gli UOMINI?

NiveaIo ho un difetto che è, al tempo stesso, anche la caratteristica che mi salverà: sono profondamente diffidente. Io non mi fido di nessuno, sono peggio di San Tommaso e pure peggio, perchè talvolta non credo neanche alle cose che vedo.
Ma io non mi fido solo delle persone, di ciò che dicono e di ciò che fanno. Tendo a non fidarmi anche di ciò che leggo e di ciò che uso. Non mi fido neanche di ciò che indicano i prodotti che compro. Non mi fido del detergente che dice che sgrassa, non sgrasserà mai abbastanza per come vorrei io che sgrassasse. Lo shampoo antiforfora la forfora non la toglie, per me. Se c’è scritto da qualche parte che quel prodotto non hagrassi, penso che sia una bugia.
Ultimamente però mi sono dovuta ricredere. Ho comprato una crema idratante Dove in offerta. Diceva che avrebbe favorito l’abbronzatura in quanto autoabbrozzante, Va da sè che io non ho mai creduto all’efficacia dell’autoabbrozante. Prendendo il sole ai Giardini, mi sono scoperta i piedi e i gomiti chiazzati. O era l’ittero o ero sporca, impossibile mi lavo più di un gatto. Dopo minuti a pensare cos’è che cosa non è, l’illuminazione: era ‘sta cacchio de crema Dove! Ora ho smesso di usarla, sono tornata bianco/verde come sempre prima di abbronzarmi e la temo come la peste.
Con la medesima diffidenza che mi contraddistingue, accatto un prodottino che promette capelli lisci senza piastra. Era anche questo in offerta. Mi lascio abbagliare dalla promessa di una vita piastra-free. Diffidentemente lo applico in quantità massicce sul crine e miracolo: i capelli appaiono domati. Confesso di aver dato lo stesso una bottarella di piastra ma solo perchè avevo applicato non una noce di prodotto sulla frangia, bensì una noce di cocco, e l’effetto era un po’ unto-rom e la botta de piastra è servito per friggere un po’ la suddetta frangetta e darle un aspetto dignitoso.
Questi due segnali mi portano a pensare che questa specie di dubbio sistematico di stampo galileiano magari mi porterà a fare scoperte incredibili perchè scoprire che talvolta le cose sono anche vere è meraviglioso.

CapelliDa qualche giorno non sono contenta. La mia frangetta proprio non mi piace. Per me il parrucchiere delle dive puo’ tranquillamente andare a farsi un giro a Fanculo, perchè non mi rivede più di sicuro. Son lì che me la piastro, me la sforbicio, me la agito ma non son contenta. E poi io i capelli olunghi non li sopporto. E sì, lo confesso, non li so gestire. E non sono mai contenta. Perchè non sono lisci lisci? Perchè ci devo passare sempre quella maledetta botta di piastra?
Stamattina ho guardato allo specchio quelle ondine che avevano i miei capelli. Ho acceso la piastra, botta alla frangetta ribelle, ma ai capelli nella loro lunghezza no. Che si arriccino i maledetti! Che facciano pure quelle odiose ondine, chissenefrega! Mi vengono in mente le parole della Maude che suggerisce di lascioar fare, di seguire l’andamento dei capelli, di farli fluire, arricciare, ondulare come vogliono loro. Inutile piastrare se i capelli sono così. Sarebbe una forzatura.
Le persone sono come i capelli, specialmente superata la trentina. Difficilmente cambiano, magari ci provano, ma sono quel che sono. Le persone vanno prese per quelle che sono.
Inutile e quanto mai effimero tentar di far la piastra alle persone.

Tricotillomania

13 marzo 2008

capelliUno dei motivi per cui ho tagliato i capelli cortissimi qualche anno fa, quasi ripetendo la rapata a 0 del lontano 1997, era la mia ossessione per la ricerca e per il conseguente strappo delle mie doppie punte. Io ho una vera e propria ossessione per i miei capelli e queste pagine lo hanno dimostrato ampliamente. Li devo avere puliti, la frangetta deve essere a posto, li piastro tutti i giorni, non trovo mai un parrucchiere che mi soddisfi. Non sono mai contenta. E anche mentre scrivo queste 4 righe mi sarò strappata 5 o 6 doppie punte. Ho sempre le mani nei capelli e per questo che sono sempre sporchi.
Solo che se mi rirapo devosentire gli improperi di mia madre che non manca mai di ricordarmi che due grosse cazzate ho fatto nella vita, rasarmi a zero e farmi il buco al naso. Che ribelle! Ci si metterebbero anche le mie colleghe a romepermi i coglioni da mane a sera, finchè i capelli non si allungherebbero di nuovo. Legare la bellezza ai capelli è un concetto anacronistico tanto quanto la storia di Sansone. Ma non ho le palle di ricominciare a sentire tutto il coro attorno a me. Mi tengo allora i capelli lunghi, li lavo e li stiro ma soprattutto continuerò a sfogare la mia ansia, ingaggiando una quotidiana lotta senza quartiere con le mie doppie punte. Da questo punto di vista, ero meglio quando stavo peggio.