rita-levi-montalcini1Ho ascoltato l’intervista della Rita Levi Montalcini da Fazio. All’età di 3 anni, dopo che il padre ingegnere le buttò via il suo adorato cappello con le ciliege, che mai si sarebbe sposata nè avrebbe fatto dei figli. Perchè mai un uomo, ingegnere per giunta, doveva decidere della sua vita. Fatto sta che che la Rita, sia che sia ancora illibata sia che abbia masticato più ca**i che bistecche in laboratorio, è arrivata a cent’anni, ha vinto un Nobel, riesce a dormire un paio d’ore per notte, aiuta le donne africane cui non è permesso studiare ed è sicuramente più lucida di me, che tuttavia non sono un buon termine di paragone.
Nessun uomo in giro per casa a seminare casino, nessuno che le invecchiava di fianco, che le chiedeva di aiutare a leggere quando al presbiopia avanzava, nessuno che le chiedeva le cose 10 volte, nessuno che la tradiva etcetc. Lei è invecchiata/non invecchiata da sola e sembra star bene. Almeno ha il Nobel a consolarla. Noi donne "ordinarie" che facciamo finta di non volerlo un uomo ma che lo vorremmo da morire, con cosa ci consoleremo? Con il trofeo delle bocciofila?

Pretty-WomanDiciamo che anche se tardi, io l’anno scorso ci ero arrivata da sola. Che Pretty Woman fosse in realtà un film di fantascienza mi era apparso chiaro come la luce del sole, una sera. Nell’Università nella quale ho studiato un anno, in Scozia, ad Edimburgo, dopo la pecora Dolly hanno fatto un’altra importante scoperta. I film d’amore falsano la realtà di chi in quei film ci crede. Si rischia di credere nel Principe Azzurro, che è morto da un pezzo, in realtà pare che sia risorto grazie ad una pillolla dello stesso colore del manto. Ora, anche se non completamente guarita, un po’ disincantata, posso dire, per una serie di motivi, che non ho più così paura dei mandarini cattivi. Ho finalmente compreso che Babbo Natale non esiste e che se inciampo e perdo la scarpetta è più facile che qualcuno me la tiri come hanno fatto con Bush piuttosto che metta i cartelli in via del Pratello per ritrovarmi.

Ho trovato un DF!

28 luglio 2008

Ieri mi hanno fatto scoprire Gustavo, un cartone animato antichissimo trasmesso la Domenica sera, che significava la fine della settimana e il ritorno ai giorni feriali.
Mi è piaciuto tantissimo e, ovviamente, ho indovinato il finale.
Girando in rete, ho trovato un blog in cui ci sono maggiori informazioni e qualche episodio in più.

Amore è…

23 luglio 2008

loveisHo ricevuto, dopo molto tempo, una bella lettera di una lettrice che ha preferito rimanere anonima per la rubrica La posta del quore. La lettera, infatti, mi è giunta scritta con i ritagli di giornale incollati quindi non si riuscirà mai a risalire alla piccola scrivana desiderosa di trovare l’Amore, quello vero, quello con la A maiuscola.
Eccola.

Cara Aeiouy,
la mia riflessione sociologica potrà sembrare forse troppo lucida, razionale tendente al cinico, ma pochi, ci giurerei, saprebbero smentirla.
Me la giro…spesso scrutando i particolari connubi che sogliono chiamarsi coppie: coppie che conosco da tempo, coppie di neofiti, coppie di storici veterani. Ne scruto la fattezze e curioso con fare canino per carpirne l’ingrediente segreto…(anelerei accoppiarmi) ahimè mi sono fatta una poco brillante idea che esclude rare forme di connubi.
Le odierne coppie son compromessi (banalità); dalla mia indagine risulta che spesso si è scelto qualcuno di piacevole e il meno rompicoglioni possibile; coloro che -in linea con il tuo blog- definirei "diversamente amanti" sono e saranno e sarebbero costretti a soccombere nel loro -direi- sciocco tentativo di coppiaeincollarsi.
Dunque, Coppie, coppie di coetanei e non che uniti da sincera attrazione e condivisione, fondamentalmente hanno trovato come principale catalizzatore, tenendosi uniti e solidali il non rompersi reciprocamente i coglioni.
Intermezzo.
Scenetta patinata:
"Io e lui ci piacciamo, infatti stiamo insieme perchè ci piacciono le stesse cose"

In sostanza vigerebbe il "chi s’assomiglia si piglia", ma soprattutto il "chi non Si rompe i coglioni non si lascia"
Ora dov’è finita quella voglia di incontrarsi e scontrarsi, di scavare le memorie reciproche e di scandagliare le zone d’ombra dell’intimità assoluta. Dove sono finiti i litigi, le sfuriate, la voglia di provocare l’altro, la voglia di andare oltre le apparenze, la voglia di carpire il segreto cuore delle cose e delle persone?
Sono forse cose non più auspicabili a trent’anni? Non c’è tempo, non c’è più spazio? Non c’è voglia? Sono forse IO pretenziosa? Sto forse cercando un rapporto che avrei dovuto vivere tempo fa? sono forse diseducata ai sentimenti che tiene unita una coppia?
Vivo forse io di proiezioni? sono forse un’incredibile romantica? Non credo.
E se davvero vigesse il "chi s’assomiglia si piglia", ma soprattutto il "chi non Si rompe i coglioni non si lascia" dove potrei incontrare un rompicoglioni della mia stessa natura? Ripeto, dove potrei incontrare un rompicoglioni della mia stessa natura che non sia ovviamente un disadattato sociale?

Gita al mare

8 luglio 2008

spiaggia_di_rimini2

Lo scorso weekend non ho avuto la forza di recarmi nella mia ridente cittadina sul Mare Adriatico. Avevo bisogno di riposo dopo un periodo di lavoro abbastanza stressante e l’idea che i saldi cominciassero Sabato senza di me. No, non potevo lasciare Bologna.
Solo che ero bianca come una mozzarella e la mi diversità si cominciava a vedere e il nero snellisce e a me l’abbronzatura dona di brutto, altro che pelle di luna che la mia è verde militare quando non baciata dal sole.
Decidiamo, quindi, Maude, VitoP ed io di recarci a Rimini per una giornatina di mare. Partiamo in mattinata con gli zainetti che sembravamo 3 adolescenti, approdiamo ad un bagno per prendere 3 lettini a riva e giù, stesi, a prendere il sole. Io quando mi ci metto, sono scientifica. Zitta, stesa, braccia lungo il corpo, come se stessi facendo una tac. Dopo un primo strato di abbrustulimento, zac, girarsi! Occorre scurire anche le terga. Verso le 6, decidiamo di riprendere gli zainetti e, rincoglioniti come se avessimo zappato tutta il giorno, lasciamo la spiaggia popolata dai più brutti d’Italia, come se avessero messo la sabbia in piazza a Piobbico.
Alla stazione, la tragedia che non ci aspettavamo. C’era molta più gente e molto più casino di quello che prevedevamo anche se non ci voleva Nostradamus per capire che i ritorno sarebbe stato un massacro date alcune circostanze quali: sciopero dei treni alle 21, notte rosa la sera prima, giornata di sole. Alla stazione arriva un’ambulanza. Solita donna con i piedi tirati su che, a causa del suo malore, aveva fatto ritardare, per chissà quanto, il treno. E dico “Se uno sa che non regge i viaggi in treno, che non si metta a viaggiare con ‘sto casino!”.
Individuiamo il nostro treno che forse non arrivava a Bologna ma andava dritto a Dachau. Il mezzo era già pieno a Rimini e salire nella carrozza già era stata un’impresa. Rimaniamo bloccati da subito, nell’anticamera dello scompartimento, tra nervosismi, puzze e vacanzieri in bicicletta. Mancava l’aria e gli odori si propagavano in quella prigione. Non ci hanno lasciato neanche tenere la porta aperta, affinchè circolasse un po’ di ossigeno. Noi tre, allora, ci facciamo largo per entrare nello scompartimento arieggiato. Sono lì, in piedi, schiacciata tra le altre persone. Data la mia bassezza, li sentivo tutti, gli odori. Ascelle, salsedine, aliti, freni. Questo mix di puzze, unito alla stanchezza, unito alla rojolata, unito al giramento di coglioni, mi ha tolto improvvisamente tutta la forza che avevo. Sento il vestito che mi tira, non respiro, non vedo nulla e mi butto verso il finestrino per respirare, proprio mentre il treno frena e quella puzza mi dà il colpo di grazia. Svengo sul sedile che nel frattempo il viaggiatore aveva liberato. Mi sento assente, verde e tremebonda. Mi strappo quasi il vestito di dosso, rimanendo in costume. E mentre faccio questo, i miei vicini di treno mi fanno dei gavettoni ai polsi e alla faccia e mi sventolano aria fredda addosso. E dentro di me penso “ecco, sono sopravvissuta al malore, morirò di cagarella” ma non ho l’energia di argomentare con questi solerti viandanti. Faccio un cenno con la mano di smettere e mi copro con gli asciugamani per non continuare a raffreddare la zona più sensibile della Vergine. E nel frattempo sto di merda e penso all’eventualità che qualcuno chiami l’ambulanza. Io li vedo gli occhi di chi mi circonda, anche se sono mezza morta. Dietro quegli occhi, passava in sovraimpressione il dubbio di cercare aiuto ed eventualmente chiamare un medico o un’ambulanza, far ritardare ulteriormente il treno, perdere definitivamente le coincidenze e non tornare mai più a casa causa sciopero oppure farmi morire su quel sedile e semmai occultare il corpo tra le biciclette, coperto di teli da mare. Quegli occhi che mi circondavano evidentemente propendevano per la seconda ipotesi. Anche quando hanno chiesto di un medico, mentre io ero praticamente incosciente, lo hanno chiesto a voce bassa, senza troppa convinzione, giusto per farlo perchè andava fatto.
Lentamente ho ripreso colore, coperta di asciugamani, con il vestitino calato sulle cosce, mentre con la respirazione e la concentrazione cercavo di controllare il mio addome birichino. Come cazzo avrei fatto ad andare in bagno? Come mi sarei fatta largo tra la folla con quell’impellenza tanto vergognosa sia da comunicare sia nella sua epifania? Aeiouy, stai calma e respira, non ci pensare, sposta la tua attenzione su dell’altro, perchè se ti monta l’ansia te non capisci più niente. Quasi verso casa, mi riprendo abbastanza. Vedendo il mio ritrovato colore i miei compagnio di viaggio, prima salvatori, hanno cominciato ad avanzare il dubbio che il mio malore fosse stato architettato ad arte per sedermi perchè ricordiamoci sempre che homo homini lupus semper.
Scendo dal treno, quasi in salute ma una serie di circostanze, la tensione calata, il venticello, i nervi, la voglia di essere subito a casa mi hanno fatto ritornare al precedente problema: il mal di pancia era tornato e più imperioso di prima. Scappo verso i bagni della stazione che detta così hanno dato una sferzata d nuovi dolori. Vedo che si paga, la cosa mi rincuora. 70 centesimi per dei squallidi bagni della stazione di Bologna. Non ho delle maledette monetine da cambiare, le cambio, le butto nella fessura fiduciosa che quei 70 centesimi fossero una garanzia di qualità. Il bagno era dignitoso, meno dignitoso sicuramente quando l’ho lasciato ma in fondo avevo profumatamente pagato un servizio.
E poi finalmente a casa, sul mio lettone, sicura tra le mie pareti domestiche, con la pressione sotto i piedi ma finalmente sola a gestire i miei malesseri.
E in tutto questo, tra persone cui ho detto che ero stata male, quelli che mi hanno visto e quelli che mi hanno chiamato, ce ne fosse stato solo uno che anche in gag, mi avesse chiesto se ero incinta. E’ proprio vero che uno un’etichetta, una volta che ce l’ha appiccicata addosso, fa fatica a staccarsela.

Decalogo

12 giugno 2008

PGsgdLisaDailyEstate, tempo di amori e di passioni. Per far sì che questi uomini incontrati, diventino l’uomo giusto, visto che, non prendiamoci in giro, è ora di trovare marito, una tizia ha pensato bene di stilare l’ennesimo decalogo per accalappiare uno per sempre.
Ecco i preziosi suggerimenti.
1) Essere indipendenti.
2) Non fare mai il primo passo.
3) Essere sexy senza esagerare.
4) Non darla via subito.
5) Dimostrare con piccoli gesti che si tiene a lui
6) Essere la sua spalla.
7) Non mettere lui sotto pressione.
8) Farsi rispettare.
9) Essere consapevoli dell’amore che si prova.
10) La donna giusta sceglie l’uomo giusto.
Cliccare sul’immagine per gli approfondimenti.

Come eravamo

28 maggio 2008

Come eravamoIeri hanno trasmesso alcuni film di Sidney Pollack, una prece. Maude mi informa che su La 7 stavano trasmettendo Come eravamo, film di cui io posseggo il dvd ma mi sono messa a guardarlo lo stesso, perché Robert Redford è troppo figo.
‘Sto film è di culto per un sacco di donne che idolatrano la figura di Kathy. Anche Carrie in Sex and the City, quando va a salutare Big alla sua festa di fidanzamento al Plaza, cita questa Kathy che, devo dire, a me invece sta proprio sul cazzo.
Capisco i deliri politici della gioventù, in cui tutte le emozioni sono amplificate, capisco il periodo storico, capisco la consapevolezza di essere un pochino più complicate della media femminile ma ‘sta Kathy è pesa come il piombo.
Cara donna Kathy, sei brutta che non ti si puo’ guardare, riesci ad irretire un bello bello bello in modo assurdo come Robert Redford, che ti ama, che si fida di te, che tiene al tuo giudizio e che alla fine, in modo molto maschile, vorrebbe solo una vita tranquillallalla, io mio chiedo, perché non rilassarsi e godersi questa splendida creatura?
Sono solo io che penso che sia una grandissima rompicoglioni?