La cognizione del dolore

26 agosto 2009

L’altro giorno mi è capitato di provare un dolore profondo, straziante, che mi ha fatto piangere litri di lacrime, rendendomi una specie di rana gigante con lo sguardo tiroideo. Mentre provavo quel dolore, mie rendevo conto che era tanto tempo che non provavo qualcosa del genere. Se mi guardavo da di fuori, mi sentivo una persona fortunata, lontana dai dispiaceri. Invece mi sono riscoperta una che sta ai margini, una che non si espone, una che non prova. Io il sapore delle lacrime mica me lo ricordavo. Quel gusto che mi ha fatto tornare bambina immersa in una disperazione infantile, quando pensi che nulla possa avere rimedio.

Poi vai a dormire, con la testa che ti si spacca per quanto hai pensato e ripensato, rimuginato e sofferto e ti addormenti. Il sonno degli adulti è spesso salvifico, regala un ridimensionamento a qualsiasi tragedia. Certo, non si sta parlando di disgrazie, lutti o malattie, si parla della vita che impone ritmi, orari, impegni e programmi, elementi che rimettono ordine tra le priorità.

E mettono le lacrime all’ultimo posto.

Comunque no, non soffrivo per amore.