L’apostrofo rosa

17 marzo 2009

Francesco-Hayez-Il-bacio-33297Una ricerca dimostra che basta un bacio per capire che se si ha di fronte l’uomo o la donna della propria vita. Al contatto con le labbra, si scatenano una serie di emozioni che spostano la prospettiva nel tempo.
Pare che il bacio "pubblico", un po’ adolescenziale, sia tornato di moda tra i trentenni. E’ nato un movimento, che si chiama Il giardino dei limoni, di cui fanno parte uomini e donne che danno di lingua tutti i weekend, chi c’è c’è. Di contro, c’è anche un contro-movimento, di stampo savonaroliano, che condanna e giudica i limonatori, adducendo come motivazione il fatto che il bacio è un gesto talmente intimo che va centellinato.
Chi ha ragione, dunque? Quell* che baciano tutti e, quindi, hanno più probabilità di trovare l’anima gemella, a rischio di mononucleosi, o i moralizzatori che si tengono la lingua in bocca confidando di andare a segno con la tongue selection?

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Stimate e scontente

30 gennaio 2009

CartaIgenicaPranzo di solito con un gruppo di amici. Uno di questi, non uno dei più assidui, quando viene ci prova a destra a manca con chi gli capita. Vitellone bolognese, amico dell’intellettuale playboy, diciamcelo, è uno che spara sul mucchio. Solo che ieri, dopo l’ennesima sparata, ridendo gli ho detto che di tutte quelle che gravitano in quel luogo, solo con una non aveva mai fatto lo scemo, neanche per un attimo, neanche per sbaglio. “Con chi?” mi chiede “Con me!” rispondo. E lui mi dice che sapeva che l’avrei detto ma “Sai – mi dice – ci siamo conosciuti, abbiamo chiacchierato, insomma è subentrata la STIMA. Non riesco a trombare qualcuno che stimo”. E gli altri maschietti in coro annuiscono, fanno su e giù con la testa, e confermano la tesi per la quale la STIMA è la cosa meno erotica che ci sia. Bella roba. Racconto la cosa ad un’amica, le rivelo la verità rivelata. Un unico pensiero ci attraversa lo sguardo”con la stima io mi ci pulisco il…”.

470_heidiclarke,2In Australia una Principessa Azzurra sta cercando il suo Cenerentolo. Le modalità sono simili alla storia già accaduta a New York, e pare che Heidi sia un fake. Ma ammettiamo che tutto ciò sia vero. La ragazza afferma "È un uomo meraviglioso, intelligente, non conosco il suo nome perché abbiamo parlato solo pochi minuti ma è bello e ha dimenticato la sua giacca nel locale dove ci siamo incontrati". Ma che cantonate si prendono in sol pochi minuti, quanto ci si può sbagliare in quelle poche battute? Quella magari va a casa, favoleggia di meravigliose chiacchierate con Cenerentolo, pensa che con lui potrebbe parlare di tutto, dalla politica alla poesia, dalla musica allo sport e poi lo incontra di nuovo, lui magari parla in dialetto, ha un paio di difetti di pronuncia, ogni due parole una bestemmia, fa un uso indiscriminato dei diminutivi e non sa mettere due concetti in fila. Era uno splendido trailer di un film deludente, tipo quelli dei cinepanettone che fanno tanto ridere a casa e poi una volta davanti allo schermo vorresti andare via prima della fine del primo tempo. E, appena si scopre il bluff, si consiglia di scappare.

mitrel61pAd una festa, sabato sera, mi intrattengo a fare delle chiacchiere con un noto intellettuale playboy locale, amico di amici. Si siede di fianco a me e ci scambiamo qualche impressione sulla serata, sul senso di dare una festa, sugli amici in comune, sulla musica e sui rispettivi nomi di battesimo. Veramente quattro banalità. Dopo un po’ arriva una sua amica e lui le dice "Pinco Palla, ti presento questa ragazza molto intelligente".
Tale affermazione mi ha lasciata assai perplessa, non so come interpretarla:
a) ero vestita troppo accollata;
b) sono intrombabile ma dotata del dono della parola e voleva essere carino;
c) voleva trombarmi e, da abile playboy quale è, ha pensato che quello fosse il modo giusto;
d) di solito si circonda di sgallettate che non dicono neanche quelle banalità;
e) sono così intelligente che la mia intelligenza emerge anche tra le banalità.
Sempre che comunque l’intelligenza per una donna sia una dote, ultimamente mi sembra che non sia così difficile distinguersi per intelligenza, lo scenario mi sembra un po’ più povero. O forse tutti sono molto più furbi e, per non avere rotture di scatole, saggiamente dissimulano.

Domande e risposte

7 gennaio 2009

gall02L’altro giorno chiacchieravo con un amico al davanti ad un caffè.
– Ma superati i trenta, succede ancora di avere una gran voglia di vedere una tipa, di chiamarla, di piombare a casa sua nel cuore della notte, di coccolarsi e di trombare per ore e magari la mattina ricominciare?
– No.
E mi è venuta una gran tristezza.
E mi sono sentita vecchia.
E mi è venuta voglia di cercarmi un ventenne.

To do list

5 gennaio 2009

to-do-list-nothingSono giorni che ci penso, vorrei stilare una lista di buoni propositi per l’anno nuovo ma non ci riesco. Mi viene in mente che devo comprare il sale grosso, che devo cambiare la tariffa telefonica e che devo riordinare la roba per la commercialista. Tutto molto a breve termine. Se penso un po’ più in là allora, penso che devo attaccare le mensole, sistemare lo sgabuzzino, anzi, la cabina armadio che è più figo, andare dall’oculista e dalla ginecologa. Ah, devo ricomprare anche l’alimentatore per il disco esterno. No, in palestra non mi iscrivo. Cercherò di perdere da sola quella odiosa taglia che mi si è appoggiata sui fianchi. Vorrei andare un po’ di più al cinema. Vorrei essere meno pigra. E alzarmi prima la mattina perchè la mattina ha l’oro in bocca e chi dorme non piglia pesci. Vorrei diventare una persona organizzata. Vorrei pure risolvere quel problema che ho con gli impegni, io che non riesco neanche a fissare appuntamenti.
Non riesco a pensare a progetti a lunga gittata, non ce la faccio. Se penso alle cose che devo fare nel 2009, penso veramente che devo comprare il sale grosso. Ho la vista limitata, sono miope, in tutti i sensi. E, d’altro canto, come si possono fare progetti se nessuno ti educa a farli? All’inizio la miopia progettuale è faticosa, fa soffrire ma poi la si vede come l’unica soluzione possibile. E’ come quando alle cinesine si mettono le fasciature per i piedi affinchè non crescano, all’inizio staranno pure male ma alla fine convivono con il piedino e camminano con quei passetti corti corti ma veloci. E comunque vanno.

Che carino!

10 dicembre 2008

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Un po’ di tempo fa, il mio amico Leo Mantovani al bar si mise a disquisire sull’uso dell’aggettivo "carino" dicendo che non c’era nulla di positivo in questo. Sosteneva che dire "che carino" non sa di niente, non vuol dir nulla, anzi diventa quasi una presa per il culo. Qualche giorno dopo, Stefano Benni, all’Università, disse ai ragazzi dell’Onda di diffidare da chi definiva qualcosa "carino". Nel giro di un paio di settimane mi sono posta un problema su cui mai avevo riflettuto nella mia vita. Mi sono messa a riflettere sull’impiego di questo aggettivo che io uso a mani basse. "Che carino" a me fa tenerezza. Un ragazzo può essere moooolto carino e se una donna lo dice, non è l’equivalente maschile di "quella lì ha dei begl’occhi" o "è molto simpatica" che tradotto vuol dire che è un cesso. Che carino per me è l’equivalente di quel "so cute" anglosassone, fa tanto Cioè, è l’omologo timido di "è un figo pazzesco". Il disprezzo del carino è forse una questione generazionale o sono io che sono rimasta alle medie?